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Ac Pisa 1909: una retrocessione fin troppo matematica

I numeri messi insieme dai nerazzurri nell'arco del campionato lasciano poco spazio alle recriminazioni. Ma il Pisa esce paradossalmente rinforzato dalla retrocessione

Anche a voler scorrere le statistiche accumulate dal Pisa nei suoi oltre 108 anni di storia, si farebbe fatica a trovare un campionato denso di dati negativi come quello che si è concluso giovedi sera, con l'ennesimo pesante tonfo interno subito per mano del Benevento. La squadra di Gennaro Gattuso ha chiuso la stagione al penultimo posto, collezionando una serie di record purtroppo negativi che non fanno altro che confermare il verdetto emesso dal campo.

SENZA VITTORIE. Difficilmente i numeri, al tirar delle somme, mentono. Anche il calcio non sfugge a questa logica ferrea, nonostante sia uno degli sport maggiormente influenzabili dagli episodi. E proprio le cifre e le strisce negative infilate da Mannini e compagni sono esemplari delle difficoltà tecniche incontrate durante il percorso. Il dato più lampante di tutti è la netta involuzione subita dalla squadra nel girone di ritorno. Improvvisamente è venuto a mancare il mordente che aveva caratterizzato il gruppo fino a dicembre, e con esso anche la strada per la vittoria è stata smarrita: 2 vittorie in 21 partite sono un bottino magrissimo. Complessivamente il Pisa ha percorso meno strada del girone di andata, quando con 21 punti aveva girato la boa con un margine inaspettato sulla zona retrocessione: da gennaio a oggi i punti ottenuti sul campo sono stati soltanto 18.

Un peggioramento sensibile dell'andamento, influenzato dall'incapacità della squadra di imporre il proprio ritmo ed il proprio gioco nella partite interne, dove un po' tutti si aspettavano che i nerazzurri avrebbero saputo costruire la salvezza. Ed è proprio l'Arena Garibaldi la custode di un altro dato negativo fondamentale: nelle 11 gare interne disputate, il Pisa ha trionfato una sola volta (Pisa - Ternana 1-0), raccogliendo ben 5 sconfitte, e altrettanti pareggi. Quella che doveva essere la marcia in più nel percorso dei nerazzurri si è rivelata essere la zavorra determinante per l'amaro epilogo. 

Anche dal punto di vista realizzativo la squadra si è dimostrata essere nettamente inferiore alle concorrenti: 23 reti realizzate in campionato significano una media di quasi un gol ogni due gare. Un dato in netta controtendenza con l'ottima tenuta della difesa, che con 36 reti subite si è piazzata al secondo posto in questa speciale classifica (dietro al solo Spezia, che ne ha incassate 34), che ha finito per pesare molto di più nell'economia della stagione. La Serie B è un campionato totalmente differente dalla Lega Pro, e questi 8 mesi di partite ci hanno fatto capire che per centrare l'obiettivo in cadetteria molto spesso occorre segnare un gol in più rispetto agli avversari, piuttosto che prenderne uno in meno.

Sul campo inoltre i nerazzurri, in virtù della differenza reti (-13) sarebbero anche arrivati ultimi, al netto delle penalizzazioni. Se infatti riconsegnassimo al Pisa e al Latina i punti di penalizzazione sottratti dalla giustizia sportiva, le due compagini si ritroverebbero appaiate a quota 39, con i pontini però avvantaggiati dal quoziente reti migliore (-12).

TUTTO DA BUTTARE? Il progetto tecnico impostato da Gennaro Gattuso ha fallito. E' palese ed è ridondante spendervi altre parole, quando soprattutto il diretto interessato ha ammesso e ribadito più volte di essere il maggiore responsabile di questo fallimento. La stagione però lascia in eredità alla tifoseria ed alla proprietà un capitale umano e di sentimenti prezioso, che dovrà costituire la base su cui ricostruire un Pisa che, dalle parole di Giuseppe Corrado al termine di Pisa - Benevento, "dovrà giocare il campionato di Lega Pro per vincerlo".

Il tributo concesso giovedì sera dopo il triplice fischio dall'Arena al tecnico ed al gruppo dei giocatori è la conferma che il tifo nerazzurro ha raggiunto un grado di maturità inusuale nel panorama calcistico italiano. Molto spesso abbiamo assistito a scene di disordini e contestazioni violente in caso di retrocessioni, mentre due sere fa ciò che è emerso è un sentimento che troppe volte viene dimenticato in questo sport: la riconoscenza. Gattuso ha commesso degli errori tattici e di valutazione tecnica, soprattutto in sede di mercato invernale. Alcuni giocatori hanno alzato bandiera bianca, mollando psicologicamente la lotta per la salvezza con troppo anticipo. La proprietà ha peccato di un pizzico di inesperienza in alcuni momenti di svolta del girone di ritorno: uno su tutti la sconfitta di Vicenza dell'11 marzo. Ma a nessuna di queste parti si può imputare di aver voluto il male del Pisa.

E questo la città lo ha capito, riconoscendo a tutti i protagonisti un applauso che per molti è stato l'estremo saluto prima di prendere altre strade. In primis Gattuso, seguito poi da molti dei giocatori attualmente parte dello spogliatoio. Ma sarebbe stato impossibile non tributare loro la meritata riconoscenza per aver contribuito, ognuno per la sua parte, a non aver lasciato che la società andasse nuovamente incontro all'esilio dal calcio nazionale lo scorso mese di dicembre.

E' questo il patrimonio più importante e prezioso che la città si ritrova fra le mani: una squadra da ricostruire, ma con alle spalle una società vera, solida, viva e vitale, desiderosa di giocare per vincere, non esclusivamente di partecipare. Pisa non potrebbe chiedere di meglio.

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