Litorale Pisano: "Ecco le nostre proposte per la ripartenza dello sport di base"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Sono ancora tante le incertezze sulla ripresa delle manifestazioni sportive e nel frattempo le casse delle società si sono svuotate. “Per combattere la diffusione del coronavirus, la fase 1 del governo ha previsto giustamente la chiusura dei centri sportivi, ormai vuoti dal 23 febbraio” scrive il presidente del Litorale Pisano Carlo Angioli. “Inevitabilmente, l’attuale situazione ha messo in ginocchio tutti gli impianti sportivi, perché a differenza degli introiti che si sono azzerati, le spese fisse (acqua, luce, gas, mutui, etc…) sono rimaste invariate”. I maggiori dubbi sono sulla fase 2. “La riapertura degli impianti sportivi è al momento l’8 giugno, ma solo per sport individuali o lezioni con basso assembramento. Sicuramente, fino a che non sarà debellato il Covid-19, il modo di fare sport cambierà radicalmente. La pratica sportiva e l'esercizio fisico dovranno essere gestite con logiche e dinamiche diverse rispetto al passato. Penso che ad oggi parlare di ipotesi di riaperture sia ancora irresponsabile. Bisogna invece pensare al futuro dello sport di base, per farsi trovare pronti quando si potranno riaprire gli impianti sportivi”. “Il Coronavirus – aggiunge Angioli – ha innescato una crisi economica a livello mondiale mai vista, e siamo consapevoli che le fasce più deboli siano le prime a pagarne le conseguenze. Tornando allo sport, la parte debole in termini economici è il calcio di base, che da sempre, ha avuto aiuti insufficienti, a differenza del professionismo che non può certo lamentarsi per gli introiti. Sicuramente parliamo di due mondi diversi dello sport, il più ricco muove il mondo economico, dell’informazione, dell’intrattenimento, e forse anche una parte della politica, mentre lo sport di base, Lega Nazionale Dilettanti della FIGC, oltre ad avere un’importanza strategica nel tessuto sociale, muove oltre diecimila società sportive in tutta Italia, milioni di ragazzi dell’attività scolastica e atleti dilettanti che ogni giorno e al fine settimana calpestano i campi sportivi di tutta Italia”. Nelle società sportive i ragazzi crescono in un sistema di valori, imparano a giocare per la squadra e non per sé stessi, sono controllati. C’è anche poi un risvolto economico. “Sono migliaia – rimarca Angioli – gli addetti ai lavori: allenatori, istruttori, dirigenti, custodi, massaggiatori. Lo sport di base è una valvola di sfogo per le fasce più bisognose, per milioni di persone che arrotondano il proprio reddito con i rimborsi sportivi. Parliamo di tanti pensionati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, lavoratori part-time e disoccupati”. Lo sport ha un’importanza smisurata nella vita.
• Nella sfera educativa e pedagogica: tra i 6 ed i 14 anni i ragazzi praticano in modo organizzato una disciplina sportiva. La capacità di trasmissione di principi e di etica rappresenta un valore aggiunto da sostenere con forza (anche rompendo schemi datati, ma ancora presenti, che vedono lo sport in contrasto con gli impegni di studio).
• Nella sfera della salute e della prevenzione: l’attività fisica oltre ad essere un elemento di prevenzione naturale di tante malattie croniche è anche un potenziatore delle difese immunitarie organiche e un antidepressivo, proprio ciò che servirà a tutti, post emergenza Covid-19.

“Le visite sportive per qualche milione di ragazzi e ragazze sono diventate, dopo la fine della leva obbligatoria e della medicina scolastica, l’unico momento nel quale si procede ad una seria analisi epidemiologica della popolazione giovanile italiana sia maschile che femminile. Dall’altro, le famiglie, in una fase di crisi economica, potrebbero non essere più in grado di sostituirsi alle carenze della scuola e spendere annualmente, come oggi avviene, molti soldi per l’attività sportiva dei ragazzi”. La possibilità di praticare effettivamente l’attività sportiva dipende molto dalla disponibilità delle strutture sportive. “Negli ultimi dieci anni, queste sono più che raddoppiate passando da 45 mila a 150 mila” sottolinea il presidente. “Molti di questi impianti gravano sui gestori, perché non esiste una normativa a livello nazionale che regolamenti le procedure di contributi a livello territoriale, e per questo ci sono realtà con strutture all’avanguardia e molte altre, invece, che hanno difficoltà a fare anche le piccole manutenzioni a stare a galla. Anche per questo siamo indietro rispetto a paesi come Francia, Germania, Spagna, Olanda e Danimarca”. Per aiutare le società sportive a sopravvivere serve un intervento organico e dal Litorale Pisano arrivano proposte concrete. “Si parla di aiuti sotto forma di prestito sportivo, ma il prestito va restituito e questo implica un ulteriore indebitamento oltre a quelli che le società sportive si sono già messe in capo per ristrutturare e adeguare gli impianti sportivi che gestiscono. Consideriamo che questa situazione sarà aggravata dalla mancanza di sponsor, anch’essi in difficoltà economica.

Chiediamo dunque:
• Contributi a fondo perduto da parte dello Stato così da incentivare le riaperture;
• Un voucher per lo sport così da poter erogare compensi e rimborsi spesa a chi collabora e aiuta le società;
• Sostegno economico alle famiglie con figli che fanno sport;
• Sostengo nel pagare le utenze degli impianti sportivi (acqua, luce, gas) relative ai mesi di chiusura e abbattimento del 50% delle utenze per almeno due anni.
• Contributo nelle spese di sanificazione
• Niente versamento IVA sui biglietti d’ingresso e sui corrispettivi dei bar e ristoranti all’interno degli impianti sportivi.
• Abbattimento delle quote di iscrizioni e tesseramenti LND-FIGC.

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