Verso Livorno – Pisa: confronto culturale, storico, popolare. Colori e suoni del 'derby del Tirreno'

Due città unite dalla costa e separate da una rivalità che affonda le sue radici nella storia. Il derby fra Pisa e Livorno si gioca tutti i giorni

Sabato 26 ottobre andrà in scena un nuovo capitolo dell’infinita storia di confronto (e qualche volta scontro) che anima la rivalità fra Pisa e Livorno. Allo stadio 'Armando Picchi', nel quartiere di Ardenza della città labronica, le due espressioni massime della livornesità e della pisanità si sfideranno sul prato verde in occasione della nona giornata del campionato di Serie B.

Il derby fra Pisa e Livorno è molto più di una semplice partita di calcio dove ventidue calciatori cercano di depositare il pallone nella porta una volta in più degli avversari. Il 'derby del Tirreno' è il momento nel quale esplodono tutte le rivalità e le differenze culturali, storiche, popolari che dividono due città vicinissime tra loro, accomunate per un breve tratto della loro storia da un destino comune e unite in modo inscindibile da un futuro di complementarietà.

Breve storia

Il nome 'Livorna', che con il tempo si è trasformato in Livorno, compare per la prima volta in un documento ecclesiastico pisano del 1017: il vescovo di Pisa concesse alla famiglia Orlandi il castello e il piccolo agglomerato di case che vi sorgeva intorno, situato a pochi chilometri a sud della foce dell’Arno (nel Medioevo posta molto più in basso rispetto alla foce odierna). Iniziò così la stretta collaborazione fra Livorno e il Porto Pisano, due luoghi praticamente contigui e interconnessi nello sviluppo del mercato marittimo della Repubblica di Pisa.

Con il progressivo interramento del porto pisano e la sconfitta definitiva della Repubblica, Livorno conquistò una maggiore indipendenza nei confronti dello scomodo vicino, rafforzata dalla volontà dei Medici e dei Lorena di farne il principale sbocco sul mare del Granducato di Toscana. Occorreva però dare un forte impulso al popolamento del borgo, rimasto poco più che un villaggio: la svolta arrivò con le Leggi Livornine, emanate fra il 1591 e il 1593, le quali richiamarono a Livorno mercanti di "qualsivoglia natione" garantendo agli abitanti libertà di culto e di professione religiosa (seppur con forti limitazioni per i protestanti), nonché l'annullamento di condanne penali (con l'eccezione delle condanne per assassinio e "falsa moneta"). Insomma: la Livorno di oggi è diretta discendente di galeotti e carcerati liberati? In parte la storia avvalora questa teoria, dando anche vigore a uno dei detti popolari più diffuso a Pisa: "le parole le porta via il vento, le biciclette (o 'bicirètte', in dialetto stretto) i livornesi".

Rivalità calcistica

E’ proprio dal detto popolare che partono tutte le direttrici della rivalità innata che anima le due città. Pisa ha tre università e uno scalo aeroportuale internazionale, Livorno ha l’Accademia e poggia sulle fortune di un porto di dimensione mondiale. Pisa ha il Parco di San Rossore, Livorno ha chilometri di costa marina selvaggia. Pisa ha la Piazza dei Miracoli e i lungarni illuminati dal sole, Livorno ha la Terrazza Mascagni. Pisa ha la Luminara, Livorno ha Effetto Venezia.

E poi ancora: i livornesi accusano i pisani di essere 'gòsti', cioè contadini sempliciotti dediti esclusivamente all’agricoltura e ai campi. I pisani accusano i livornesi di essere 'ghiòzzi': pescatori discendenti da galeotti, buoni soltanto ad andare al mare appena esce il primo spiraglio di sole abbandonando il lavoro. E, infine, Pisa ha il Pisa Sporting Club. Livorno ha l’Unione Sportiva Livorno.

Dopo gli albori, con i primi pionieri del ‘football’ impegnati a dare vita a piccole squadre di quartiere, nel 1909 a Porta a Mare iniziò la storia dello Sporting Club, e nel 1915 quella dell’Unione Sportiva. I confronti fra le due formazioni furono fin da subito ricchi di agonismo e tensione, con le due società che nel 1920 e nel 1921 sfiorarono la vittoria dello scudetto, perso in entrambe le occasioni soltanto nella finalissima nazionale. Pisa e Livorno, fino alla seconda guerra mondiale, sono state le due massime espressioni calcistiche della Toscana, impegnate a darsi battaglia sia in Serie B che in Serie A.

Ma fu con il secondo dopoguerra che esplose definitivamente la fortissima rivalità. A metà anni ’50 l’allenatore del Pisa ordinò di aprire tutti gli irrigatori del campo dell’Arena Garibaldi, per impedire così che il Livorno conquistasse una vittoria quasi certa. Manco a dirlo, quando il terreno di gioco diventò un pantano volarono schiaffi, cazzotti, minacce e insulti, con tanto di arresti e denunce da parte delle autorità di pubblica sicurezza nei confronti di calciatori e dirigenti delle due società. Ancora più celebri sono gli sfottò che si scambiarono le due tifoserie alla fine degli anni ’70, quando il Pisa si apprestava a prendere il volo con Romeo Anconetani e il Livorno invece rimase in C, condannato a vedere dal basso i successi degli odiati cugini finendo addirittura per fallire a inizio anni ’90.

A Livorno, nel 1978, la Curva Nord dedicò undici bare nerazzurre alla formazione ospite, una delle quali di dimensioni molto ridotte: era per Claudio Di Prete, sgusciante attaccante pisano doc famoso per la bassa statura. E prima del calcio d’inizio vennero liberate sul terreno anche undici galline ornate dalle sciarpe nerazzurre. Nel 1979, nella partita di ritorno a Pisa, sotto alla Curva Nord nerazzurra vennero posizionati undici bidoni amaranto sui quali comparivano i nomi dei calciatori livornesi.

Nonostante la lontananza nelle categorie calcistiche, anche dopo che ebbe fine l’epopea di Romeo e il Livorno si ritrovò più in alto del Pisa, non si sopì. Il sogno delle due città è sempre rimasto quello di potersi confrontare nella stessa serie, per poter avere la soddisfazione di battere i rivali e finire davanti in classifica. Ma il calcio, come la vita, è fatto di cicli: quello della prima parte della gestione Spinelli proiettò il Livorno addirittura in Coppa Uefa, mentre il Pisa navigava fra la C e pochissime sortite in B, subendo anche lo smacco del secondo fallimento nel 2009. Proprio alcuni mesi prima della cancellazione dai campionati professionistici, però, i nerazzurri ebbero l’occasione di battere gli amaranto nel giorno di San Valentino grazie al gol di un pisano doc: Federico Viviani.

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Dopo quella partita il derby non è più stato giocato fino al 2017: “merito” del Livorno, retrocesso dalla B dopo oltre 16 di lontananza dalla Serie C. Le due formazioni erano state costruite per la vittoria finale del Girone A, e in quella stagione si spartirono anche la posta in palio. All’Arena Garibaldi bastò la rete di Eusepi per regalare ai nerazzurri il successo, mentre nella sfida di ritorno, decisiva per il primo posto finale, gli amaranto risorsero dopo un periodo nerissimo costellato di sconfitte in serie, e rifilarono un secco 2-0 ai nerazzurri che li proiettò verso la promozione diretta in Serie B.

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