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Pisa 1909, parla Lucchesi: "O noi o Petroni, sarà bagarre"

Sempre più divise le strade dei soci del Pisa, che non sembrano trovare un punto di incontro per la risoluzione definitiva delle questioni societarie. In mezzo c'è anche Gattuso

E’ ormai noto a tutto che il sodalizio della Carrara Holding, che detiene le quote del Pisa, tra Fabrizio Lucchesi e Fabio Petroni, sia stato stipulato per grosse necessità economiche, ma è notizia recente delle fratture – insanabili o difficilmente sanabili – che si sono create tra le parti. Il presidente Petroni ha offerto alla stampa la sua versione, ma oggi, martedì 31 maggio, è il DG Lucchesi a chiarire la situazione, a margine della riunione dove è stata spiegata alla città l'organizzazione della doppia finale play off. Già, perché il Pisa è ancora in corsa per la promozione in Serie B.

Le vicende extra campo preoccupano ed ecco che Lucchesi spiega il tutto: "Come è noto, il 22 gennaio 2016 Petroni è formalmente entrato nella Carrara Holding, permettendo al Pisa di colmare il debito di oltre 3 milioni di euro che sarebbe spettato, come da contratto di cessione, a Battini, visto che il 14 agosto, al momento della vendita, ci eravamo accollati parte dei debiti e il costo della gestione, più alcune fatture che sono ancora da sistemare. A parte Freggia, i soci che avevamo sono scappati, e io mi son trovato a dover scegliere tra due soluzioni, e la più forte mi sembrava Petroni, che era da tempo interessato al Pisa: l'intesa raggiunta prevedeva a loro la gestione amministrativa a noi quella sportiva. Lo stesso ha messo 1 milione e mezzo nella causa, e io accettai che i soldi arrivassero sul conto corrente cointestato a me e Taverniti, con la firma congiunta: quelle somme sono andate al Pisa per pagare la parte dei debiti che Battini non aveva pagato".

Un matrimonio senza fidanzamento, come lo stesso Lucchesi ha definito il rapporto che lo lega a Petroni, tanto che le due parti hanno iniziato a colloquiare solo a febbraio, accorgendosi poi che "il modus operandi del gruppo di Petroni non si conciliava con il modo di fare che ci piacerebbe a noi, ed è per questo che in molti non hanno poi aderito al Football College, che comunque per me rimane una valida idea, innovativa, che si sarebbe dovuta però sviluppare diversamente".

Il problema non è quindi legato al College bensì a una visione di calcio troppo diversa che hanno le parti, e che ha causato, come noto, i malumori di mister Gattuso. Con i quali Lucchesi si è confrontato, anche se a ora non sembrano esserci grossi spiragli risolutivi: "Non posso mettere a repentaglio l'asset fondamentale di questa squadra, il progetto sportivo è alla nostra base. Ma mister Gattuso chiesto la risoluzione del contratto, un biennale: a queste condizioni è comunque ovvio che non rimarrà, ma spero di convincerlo a fare marcia indietro. Anche se è ovvio che o rimaniamo noi o rimane Petroni, entrambi non è più possibile".

E si arriva quindi al nodo cruciale: "Ho parlato con Petroni per sapere quando volesse adesso per le sue quote, ho le spalle coperte e ho quindi potuto fare un'offerta, ma non so come andranno le cose. Ma occorreva parlare del tutto prima del 12 giugno, e l'unica cosa che mi sento dire è che invece se ne parlerà dopo: ma il 16 è tempo di sbrigare tutti gli adempimenti. La strada presa ora è molto pericolosa, il 13 giugno sarà bagarre, ma a ora non parlerò più fino a quel momento".

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