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Pisa S.C. 1909: il 'caso Carillo', e quel 'tutti contro tutti' che non serve a nessuno

Da sabato pomeriggio tiene banco lo scontro fra la dirigenza ed il proprio tesserato Luigi Carillo. La gestione sportiva nella società nerazzurra è a rischio collasso, ma sarebbe un errore gravissimo

A Pisa, quando si parla di calcio, non ci si annoia mai. E verrebbe anche da dare ragione a tutti coloro i quali, tra il serio e il faceto, affermano che quando non ci sono problemi l'ambiente nerazzurro è esperto nel creare tempeste in un bicchier d'acqua. Non è certo il caso delle tensioni che si stanno vivendo in casa Sporting Club da sabato scorso: la sconfitta con il Gavorrano ha definitivamente scoperchiato il 'vaso di Pandora', lasciando trapelare una serie di malumori che rischiano di frantumare anche le ultime speranze di raddrizzare la stagione.

Il 'caso Carillo'

Tutto è nato dal botta e risposta serrato messo su da Giovanni Corrado e Luigi Carillo: il primo Dg del club, il secondo tesserato della società e fra i migliori prospetti di tutta la Serie C. Oggetto del contendere: il futuro del giovane difensore partenopeo. Da qualche settimana il numero 13 nerazzurro è scivolato in panchina, complice anche un piccolo fastidio muscolare accusato nella trasferta sul neutro di Pontedera contro il Prato. Dopo quella gara, Carillo ha collezionato soltanto uno spezzone di match a Olbia contro l'Arzachena, e poi è stato escluso dalla lista dei convocati delle partite successive.

Alla base della decisione di mister Pazienza non ci sono motivazioni tecniche, né tanto meno fisiche, ma aspetti squisitamente contrattuali. Il centrale napoletano infatti nella scorsa estate ha apposto la sua firma su un contratto che indicava che alla ventesima presenza in campionato sarebbe scattato il diritto di riscatto a favore della società di via Battisti. Il cartellino del calciatore è di proprietà del Pescara, che però otto mesi fa ha acconsentito di buon grado a questa soluzione. E come la società abruzzese, così anche il giocatore ed il suo procuratore, Vincenzo Pisacane. Carillo di presenze finora ne ha collezionate 18, ma - complici anche i forti interessamenti sul suo futuro sia da parte dello stesso Pescara, che di altri club cadetti e della massima serie – il ragazzo ha iniziato ad avvisare i proverbiali 'mal di pancia'.

In termini molto pratici e sintetici, Carillo non vorrebbe 'rischiare' di 'bruciarsi' arrivando al ventesimo gettone con il Pisa, e dover concordare il passaggio a titolo definitivo alla società toscana, quando potrebbero esserci strade, per lui e per il suo procuratore, più proficue e vantaggiose. Illazioni? Certamente la ricostruzione del caso deve tenere di conto di questa ipotesi, stando anche alla reazione avuta dalla società. Il Pisa si è cautelato non convocando più il difensore, spiegando con le parole di Giovanni Corrado che "il ragazzo al momento è confuso, ed è mal consigliato da chi dovrebbe invece curarne gli interessi". La risposta del difensore è arrivata a mezzo social, strumento ormai sempre più sfruttato – purtroppo – anche a livello istituzionale per le comunicazioni ufficiali. Carillo ha bollato come "falsità" le accuse e le parole proferite dal suo Dg, confermando la sua volontà di terminare senza pensieri né problemi la stagione con il Pisa. E lunedì ci ha pensato il presidente dello Sporting Club, Giuseppe Corrado, a rincarare la dose, affermando pubblicamente e ufficialmente che il giocatore andrà incontro ad una sanzione per aver espresso parole non autorizzate di forte dissenso nei confronti di un membro della dirigenza. Aggiungendo poi altre parole poco lusinghiere nei confronti del procuratore del calciatore.

Sicuramente il 'caso' non terminerà con la sanzione comminata dal Pisa al difensore, perché la sensazione è che lo spogliatoio sia stato profondamente toccato e turbato da questo contrasto. La prestazione offerta a Grosseto sabato 3 marzo non ne può che essere la dimostrazione. Però oltre a questo problema, l'ambiente nerazzurro vive altre contraddizioni e situazioni di difficile gestione, che rischiano di far naufragare la nave.

Il 'tutti contro tutti' non giova a nessuno

Il pericolo più grande che tutto il Pisa – società, squadra, tifoseria – corre è che il 'caso Carillo' venga utilizzato come miccia per far esplodere una bomba che manderebbe in frantumi l'intera stagione. C'è il rischio concreto che i nerazzurri vadano incontro ad un 'effetto boomerang' capace di spazzare via anche le ultime certezze rimaste, e gettare così alle ortiche le residue speranze di migliorare l'attuale terzo posto in classifica.

Già perché in tutto questo 'bailamme' mediatico scatenato dal botta e risposta Carillo-società ci sarebbe ancora un campionato con 10 giornate (9 per il Pisa) da disputare, un primo posto a sole 5 lunghezze nonostante le difficoltà incontrate e le clamorose occasioni di rimonta sprecate, e la lunga coda dei playoff da vivere per inseguire la cadetteria. Il tutto potendo usufruire di un gruppo che, al netto delle problematiche tattiche, degli errori in fase di allestimento e rafforzamento, dello scarso feeling tra il tecnico e l'ambiente, rimane se non il più forte, almeno fra i tre meglio attrezzati dell'intera categoria. Davvero si vuole sperperare definitivamente questo tesoro pur di scatenare una guerra intestina fra tutte le parti in gioco, e finire per perdere inesorabilmente tutti quanti?

A Pisa nel recente passato si è già sperimentato l'effetto di un 'tutti contro tutti' inaspettato e violento, che fece naufragare la stagione 2014-2015 aprendo le porte al quasi fallimento della società gestita da Carlo Battini. Le conseguenze di quell'annata tragica hanno lasciato strascichi fino all'arrivo di Giuseppe Corrado, che ha dovuto tappare i buchi anche dell'imprenditore di Santa Croce. Sarebbe di gran lunga più intelligente lasciar lavorare, anche su questo aspetto, la società, e spronare la squadra ed il suo tecnico a vendicare la magrissima figuraccia rimediata con Lucchese e Gavorrano e provare a chiudere il campionato con delle prestazioni di livello.

Sotto la torre pendente erano anni che non si poteva contare su una società di livello economico, logistico, imprenditoriale e comunicativo eccelso come quella attuale. Che si prenda la responsabilità e l'onere di gestire e risolvere al meglio il 'caso' esploso qualche giorno fa. E al contempo la squadra, lo staff tecnico e tutto l'ambiente si focalizzino sulle questioni di campo. Perché, è bene sottolinearlo ancora una volta, se Sparta piange Atene non ride. Il Pisa è incappato nella sua prima vera crisi di risultati e prestazioni da inizio stagione, ma lo stesso Livorno sembra entrato in una caduta libera senza freni, e resta da vedere se Viterbese e Siena sapranno trovare una continuità fino ad ora andata avanti a singhiozzo.

Tempo e modo per appianare le divergenze all'interno del club, e fra la squadra ed i tifosi, ci sono. Tutti gli attori però devono mettere da parte rimostranze e critiche, lasciandole a quando la stagione sarà terminata, per riprendere a remare verso un'unica meta ancora raggiungibile.

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