"Non faremo parte della sceneggiatura": la Curva Nord diserta la riapertura dell'Arena Garibaldi

Gli ultras nerazzurri spiegano le motivazioni della loro assenza dagli spalti: "Il sistema calcio è irrispettoso della situazione epidemiologica attuale"

Tra i molti vuoti che hanno accompagnato ieri, domenica 4 ottobre, il ritorno parziale del pubblico sugli spalti dell'Arena Garibaldi è balzato all'occhio quello della Curva Nord. Non inteso come settore, rimasto chiuso (erano aperti soltanto Gradinata e Tribuna), bensì quello dei gruppi organizzati: gli ultras nerazzurri hanno scelto infatti di non usufruire dei mille posti concessi dalle autorità, rimanendo fuori dallo stadio. E motivano la loro decisione attraverso un comunicato rivolto all'intero 'sistema calcio'.

"In un precedente comunicato avevamo già manifestato il nostro pensiero riguardo ad una eventuale riapertura degli stadi. Sapevamo che sarebbe stata graduale, e ci siamo espressi a favore, così come per la ripresa generale delle partite, pur rimarcando da subito che fisicamente saremmo rientrati solo con lo stadio aperto al 100% e con la possibilità di vivere il tifo come prima". E proseguono: "Grazie all’industria calcio, infatti, non mangiano solo allenatori e calciatori, ma tutto un indotto formato da famiglie e persone, che vi gravitano intorno e che vivono di quello. Nel momento in cui fossero ripartite fabbriche e industrie, sarebbe stato logico far ripartire anche il calcio. Il tutto, ovviamente, continuando a salvaguardare la salute, in primis delle persone più deboli".

"Avevamo anche anticipato che non avremmo mai ostacolato o criticato chi avesse deciso di entrare e andare a vedere le partite, cosa che confermiamo adesso. Questi 1000 biglietti, però, ci fanno riflettere - spiegano gli ultras nerazzurri - non capiamo la logica per cui è stato messo in vendita lo stesso quantitativo di biglietti a Pisa (dove lo stadio contiene 15000 persone) e in altre città con impianti che potrebbero contenere molti più spettatori (senza citare per forza l’Olimpico di Roma o il Meazza di Milano)".

L'attenzione dei gruppi organizzati della Curva Nord 'Maurizio Alberti' è rivolta al panorama nazionale: "Il periodo a cui risale il nostro primo comunicato era nel segno della riduzione dei casi, e del contenimento dell’epidemia. Nel periodo di fine campionato scorso la curva del contagio era sicuramente inferiore a quella di oggi. Adesso si propone di riaprire mentre c’è un’impennata di casi, andando controcorrente rispetto alla sensibilità pubblica e a decisioni prese in altri campi".

"Aprire uno stadio per 1000 persone è quasi sicuramente anti-economico per società già in difficoltà - sottolinea la Curva Nord nerazzurra - non crediamo che l’incasso (depurato di omaggi a sponsor e autorità) possa coprire le spese da sostenere per riaprire e rifunzionalizzare un impianto chiuso da mesi, contando anche personale di servizio e steward". E poi l'accusa rivolto al 'sistema calcio': "Lo stadio vuoto fa schifo. E le partite senza tifo e pubblico sono meno appetibili. Anche per chi le guarda in televisione. Non hanno senso. Il 'sistema calcio' se ne è accorto adesso. E dopo aver ostacolato in ogni modo la presenza dei tifosi (tra caroprezzi, repressione, orari e giorni assurdi), e favorito gli abbonamenti tv, prova a tornare sui suoi passi, forzando la mano, e provando a dare un po' di colore alle tribune con questi palliativi che sanno tanto di farsa, compresi i 70 biglietti offerti ad alcune tifoserie per andare in trasferta".

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Gli ultras pisani definiscono questa riapertura "una sceneggiata irrispettosa della situazione sanitaria". E concludono: "Ribadiamo ancora una volta e con più forza la nostra linea: entreremo quando sarà il momento, quando le scelte saranno coerenti con la situazione contingente, e quindi quando potremo farlo tutti, e alla nostra maniera. Non certo per fare da scenografia al calcio in tv".

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