Decine di gatti nel campo nomadi: "Si riconosca il problema e si intervenga in modo coordinato"

Lavori fermi in via Maggiore di Oratoio a Ospedaletto, si deve capire come agire. La senatrice leghista sul posto: "Non è stato pianificato l'intervento, avevo avvertito l'amministrazione mesi fa"

Un cucciolo di poche settimane che si infila sotto un pancale. Due di alcuni mesi che giocano sulla terra battuta. Molti altri che mangiano dai piattini dei volontari. Sono almeno 25 i gatti che nel tardo pomeriggio di ieri, 12 settembre, si sono potuti vedere senza sforzo fra il lato della strada e le aree più facilmente accessibili del campo nomadi di Ospedaletto, ormai ridotto ad un cumulo di macerie. Una presenza diversa rispetto i "pochissimi" di cui ha parlato l'amministrazione, per una situazione che potrebbe richiedere settimane per essere risolta. A lavori di bonifica fermi.

A fare un sopralluogo c'erano anche la presidente di 'Gatti Pisa' Filomena Martino e la senatrice e consigliere comunale a Cascina Rosellina Sbrana. "Ho la delega alla tutela degli animali a Cascina - spiega la veterinaria leghista - e mi sono offerta di prestare il mio aiuto anche a Pisa. Avevo avvisato mesi fa sindaco e assessore Bedini che bisognava lavorarci per tempo, fare una programmazione. Lo stesso sgombero è stato fatto per tappe. Dissi di fare una stima degli animali. Si potevano sterilizzare le femmine, mettere i microchip, sentire gli occupanti se portavano via gli animali, cosa che poi gli occupanti non hanno comunque fatto. Con il tempo poi non ho più sentito nessuno. Pensavo fosse risolta la situazione, ma poi è scoppiato il caso".  

Se quindi il problema non è stato affrontato in precedenza, Filomena Martino chiede ora che "non sia sottovalutata la situazione. La si chiami per quella che è: un'emergenza". Con 'Gatti Pisa' lei ha attualmente raccolto 16 gatti, 'Gatti Mammoni' è salita a quota 13, più i 7 accolti nella struttura di Marina di Pisa. Si arriva a 36 esemplari verificati, ai quali si aggiungono almeno quelli avvistati ieri. In un contesto degradato, che si allaga in caso di pioggia, fra rifiuti che non agevolano alcun tipo di operazione. Di gatti ce ne sono certamente ancora di più: "Non si può sapere quanti siano nascosti fra le macerie - dice Sbrana - con il caldo ed i rumori i gatti fuggono negli anfratti, specie i cuccioli. E' necessario coinvolgere tutte le associazioni, per fare ognuno la sua parte, per quanto possibile". Nella mattinata di oggi è previsto l'incontro in Comune con gli operatori per discutere i prossimi passi.

Per Martino è importante che "si coinvolga gente competente, che sappia come si lavora in questo campo. Gran parte dei gatti che abbiamo visto sono abituati all'uomo, possono andare in affidamento una volta che sono stati presi in carico, ma serve appunto disponibilità di associazioni, spazi, mezzi". Operativamente parlando servirebbe quindi un periodo di osservazione e posizionamento strategico di punti ristoro, in modo poi da catturare i felini e curarli come richiesto. "La competenza è del Comune e dell'Asl - prosegue la presidente di 'Gatti Pisa' - sia messo a disposizione un veterinario convenzionato, 'buoni' da spendere in sterilizzazioni, insomma sia assicurata la copertura delle spese, senza che siano dati contributi 'a pioggia'. Sia diramato un appello alle associazioni, anche fuori dal nostro territorio, per trovare delle sistemazioni adeguate".

Una delle ipotesi emerse sarebbe quella di istituire una colonia in zona, ma "servirebbe poi qualcuno che se ne occupi assiduamente - dice la contraria Martino - oltre al fatto che servirebbe un'area adatta, chiusa. Qua siamo vicini alla strada, con macchine e furgoni che passano forte, non è aperta campagna. Al pari siamo lontani da zone facilmente accessibili per i volontari. Insomma, la colonia non è un'opzione". Ma quanto tempo servirebbe per il monitoraggio ed il prelevamento dei felini? "Credo che con 20 o 30 giorni, con un piano coordinato, si possa risolvere la situazione".

Le ultime parole della presidente di 'Gatti Pisa' sono in risposta all'assessore Bedini: "Dice che in 30 anni non abbiamo detto niente... perché invece lui ci è entrato in questo campo da solo o non autorizzato o tutelato? Poteva trovare una scusa migliore. Chi era competente è intervenuto a sgomberare senza un piano e ora minimizza il caso, ma si deve ammettere che c'è questa emergenza per agire efficacemente. Venga qua a vedere l'assessore, con noi, che sappiamo come muoverci". 

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