Normale e Sant'Anna: lavoratori e lavoratrici degli appalti sul piede di guerra

Sciopero e presidi, giovedì mattina, davanti alle due scuole di eccellenza. Al centro della mobilitazione la richiesta di maggiori tutele nei capitolati di gara dei servizi e più garanzie occupazionali

Alcune decine di lavoratori e di lavoratrici degli appalti portierato, pulizie, mense e biblioteche della Scuola Normale Superiore e della Scuola Sant'Anna di Pisa, dopo aver proclamato una giornata di sciopero, sono scesi in piazza questa mattina, giovedì 18 ottobre, per chiedere maggiori tutele nei capitolati d'appalto dei servizi e più garanzie occupazionali. La mobilitazione, sostenuta da Cobas Lavoro Privato e Cgil-Filcams, si è svolta prima di fronte alla Scuola Sant'Anna per poi spostarsi, intorno a mezzogiorno, in piazza dei Cavalieri, di fronte alla Scuola Normale, in contemporanea con le cerimonie per l'inaugurazione dell'anno accademico 2018/2019.

"La protesta - ha spiegato Francesca Grassini di Cgil-Filcams - riguarda tutti i lavoratori degli appalti delle due scuole di eccellenza. Si parla di circa 200 persone che da giugno scorso si trovano coinvolti nella gara relativa ai rinnovi degli appalti, gara che dovrebbe concludersi a novembre".  Due in particolare le criticità riscontrate dai sindacati nel capitolato. Da un lato "la clausola di salvaguardia occupazionale che risponde alla sola normativa e non cita il contratto nazionale di riferimento". "Dall'altro - prosegue Grassini - una formula che vorrebbe limitare la libertà di sciopero, assimilando il nostro servizio a quello dei servizi pubblici essenziali". 

Da qui le richieste nei confronti delle due scuole di eccellenza. "Chiediamo un cambio di direzione che dia prova del riconoscimento della dignità dei lavoratori e un atteggiamento diverso da quello di totale chiusura mantenuto fino ad ora che porti alla modifica dei punti contestati nei capitolati di appalto".

Mensa e biblioteca della Normale

Tra i manifestanti anche una 20 di lavoratori e lavoratrici della mensa e della biblioteca della Scuola Normale Superiore. Nel primo caso la protesta segue quella andata in scena lunedì scorso. Tra le criticità segnalate dai sindacati "i ritardi nei pagamenti degli stipendi - spiega Valentina Quattrocchi dei Cobas Lavoro Privato - e le incertezze occupazionali ed economiche che da diversi mesi pesano sulle spalle delle lavoratrici, legate ormai allo stato di difficoltà in cui versa la cooperativa CFT facente parte dell’ATI che gestisce l’appalto. I ritardi nei pagamenti continuano, a conferma del grave stato di crisi in cui versa la cooperativa". 

"Il caso degli addetti della biblioteca della Normale, circa una decina - afferma ancora Grassini - è diverso. I lavoratori hanno infatti già subito il passaggio di appalto a febbraio scorso e da luglio sono impegnati in un lungo braccio di ferro con la Scuola Normale sull'organizzazione del lavoro. L'azienda ha infatti deciso, contrariamente a quanto prevsito dal contratto, che la distribuzione oraria del lavoro su 6 giorni fosse troppo onerosa, in quanto il sesto giorno lavorativo prevede una maggiorazione secondo il contratto collettivo nazionale multiservizi. Per questo ha ha inviato ordini di servizio con orari distribuiti su 5 giorni, con la conseguenza che le giornate lavorative sono diventate più lunghe e con gli addetti costretti a turni di lavoro di 11/12 ore".

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