Maltratta e sequestra le figlie per farle sposare con i cugini: in manette 47enne

L'uomo le avrebbe vendute ai cugini per una cifra di 10-12mila euro l'una. Si tratta del primo arresto in Italia per il reato di 'costrizione al matrimonio'

La roulotte dove venivano segregate le due ragazze. Sotto la conferenza stampa in Procura

Avrebbe maltrattato per anni le due figlie per costringerle a sposarsi con i loro cugini, a cui le avrebbe vendute in cambio di denaro. La Polizia di Stato di Pisa ha arrestato all'alba di venerdì, 20 settembre, un bosniaco di 47 anni in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sono diversi i reati contestati nei confronti dello straniero, tra cui sequestro di persona continuato, maltrattamenti, calunnia e la nuova fattispecie introdotta dal 'codice rosso' lo scorso 13 agosto: costrizione, attraverso la violenza, a contrarre matrimonio. "Si tratta del primo caso in Italia - ha spiegato stamani, 23 settembre, il procuratore di Pisa, Alessandro Crini, nel corso di una conferenza stampa - in cui viene emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per questa tipologia di reato". Le indagini, scattate ad inizio agosto, sono state condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Pisa.

La vicenda

Teatro delle violenze e delle costrizioni che le due ragazze, una 19enne e una 21enne, sarebbero state costrette a subire è un campo rom del territorio, dove la famiglia risiede insieme ad altri connazionali all'interno di alcune roulotte. Le due giovani, una delle quali ancora minorenne quando sarebbero iniziate le violenze, avrebbero subito per anni umiliazioni e vessazioni fisiche, fatte di calci, pugni e schiaffi. In più di una occasione le due sarebbero state anche segregate all’interno delle loro roulotte e nutrite di solo pane e acqua.

"I maltrattamenti - ha detto il dirigente della Squadra Mobile Fabrizio Valerio Nocita - erano finalizzati a reprimere la libertà di autodeterminazione sentimentale delle ragazze". La due giovani frequentavano infatti da tempo due ragazzi rumeni, esterni all'ambiente del campo rom. Una decisione in contrasto con i programmi del padre che aveva imposto ad entrambe altri due uomini da sposare: due cugini, con i cui genitori, secondo gli inquirenti, l'uomo aveva già raggiunto intese economiche per la 'cessione' delle figlie per una cifra di circa 10-12mila euro l'una.

Le reazioni: "Ci batteremo per sradicare questa pratica inaccettabile"

E proprio all’apice dell’ennesimo episodio di maltrattamento, nel quale una delle due ragazze sarebbe stata picchiata con un vaso di terra cotta, subendo poi un taglio di capelli punitivo da parte del padre, che le due giovani hanno deciso di fuggire dal campo rom insieme ai loro 'veri' fidanzati, rifugiandosi in una regione del nord Italia dove non avrebbero potuto essere rintracciate

La denuncia e le indagini

Consapevole delle difficoltà nel rintracciare le figlie e rientrarne così 'in possesso' il padre attua uno stratagemma che si rivelerà poi fatale: presenta una falsa denuncia di rapimento alla Polizia. L'uomo spiega ai poliziotti che le sue figlie sono state sequestrate vicino al campo nomadi da due sconosciuti di nazionalità rumena (da qui il reato di calunnia). Per mettere maggiore pressione agli inquirenti nello svolgimento delle ricerche, dichiara che anche la sua figlia più piccola di 8 anni è stata portata via dai presunti sequestratori.

Le dichiarazioni dell'uomo non convincono però i poliziotti che dopo qualche giorno effettuano una perquisizione all'interno della sua roulotte dove ritrovano la figlia più piccola di 8 anni, nascosta dall'uomo all'interno del mezzo. Le indagini virano quindi immediatamente nei confronti del padre, che viene iscritto nel registro degli indagati per i reati di sequestro di persona e calunnia. Vengono subito attivate le intercettazioni telefoniche e vengono rintracciate le due figlie in fuga, che vengono ascoltate dagli investigatori assieme ai fidanzati. Ed è in quella circostanza che le due ragazze trovano il coraggio di denunciare i maltrattamenti subiti.

Nei giorni a seguire il padre intima alle due figlie di fare rientro a casa utilizzando toni severi e intimidatori, arrivando a minacciare conseguenze gravi per i loro fratellini più piccoli, in caso di mancato rientro. Una delle due ragazze, la più grande (la 19enne si trova ancora al nord dove convive con il partner), cede al ricatto paterno, e lascia il fidanzato per fare ritorno nel campo.

La trattativa e il matrimonio

Rientrata dai genitori, per prevenire ulteriori fughe, il padre segrega nuovamente la figlia 21enne in una roulotte e la fa tenere vigilata all’interno del campo, mentre fervono i preparativi per il matrimonio. Vengono intercettate conversazioni tra i padri dei due promessi sposi e alcuni parenti-mediatori che portano avanti una vera e propria trattativa sulla somma di denaro che dovrà essere corrisposta per il matrimonio. Arriva il giorno delle nozze e le due famiglie si riuniscono presso le roulotte della famiglia della sposa. Ad immortalarli ci sono delle immagini video postate da un membro della famiglia sul suo profilo Facebook.

Vende le figlie ai cugini per il matrimonio: il video della Polizia

Gli investigatori, che monitoravano già da tempo anche i profili social della famiglia, osservano le immagini del rito. Al centro del tavolo, tra le vivande, c’è anche un vassoio d’argento con sopra una bottiglia di whisky con un grosso bracciale d’oro. Il mediatore, l’anziano, conta davanti ai padri dei promessi sposi una grossa mazzetta di banconote, consegnatagli dal padre dello sposo e la ripone al centro del tavolo accanto alla bottiglia di whisky. Segue una fase di negoziazione. Il padre della sposa, dopo aver riflettuto, prende la somma di denaro e la affida ad un altro membro della famiglia. Viene quindi suggellato il compimento del rito. Uno dei due afferra la bottiglia di whisky, la stappa e la versa nel bicchiere dell’altro, una stretta di mano tra i due capi famiglia è il segno che l’accordo si è concluso: i due genitori brindano e il matrimonio si ritiene celebrato. L’atto è compiuto, ma le indagini proseguono.

Sulla base degli elementi raccolti la Procura della Repubblica di Pisa chiede l’emissione della custodia cautelare in carcere nei confronti del padre della sposa. Il Gip presso il Tribunale di Pisa, ritenuti gravi gli indizi di reato raccolti dagli investigatori, dispone per l’uomo la custodia cautelare in carcere. Il 47enne viene trovato dai poliziotti all’interno della sua roulotte nel campo nomadi. Durante la perquisizione, viene anche ritrovata e sequestrata una parte del denaro, ritenuto dagli investigatori il prezzo riscosso per la cessione della figlia.

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