"Vietate il gay pride a Pisa", ma c'è chi insiste: "Errore uscire dalla Rete Ready"

Prosegue il dibattito pubblico sui diritti. Il Popolo della Famiglia attacca la manifestazione, 'Diritti in Comune' la difende e critica l'amministrazione per essere "omofoba e sessista"

Immagine di archivio

Il Popolo della Famiglia di Pisa non vuole il 'Toscana Pride', annunciato in città per il 2019. Ne suggerisce e chiede così all'amministrazione comunale il divieto, approvando peraltro la decisione della Giunta di uscire dalla Rete Ready. "E' facile per gli organizzatori del gay pride - scrive il partito - dire di essere un movimento che lotta per i diritti, per l'inclusione, per l'apertura verso la diversità, contro le discriminazioni, fino ad arrivare a proclamare 'la rivoluzione dell'amore'. Ma chiunque partecipa ai gay pride, rimane colpito dagli atti blasfemi come a Pompei, dalle bestemmie ripetute come a Imola, dalla derisione del sentimento religioso, da abbigliamento e scritte volgari, e nondimeno dal coinvolgimento dei bambini su temi che superano la loro capacità di comprensione. Nonostante tanti giudichino i vari pride 'provocatori e offensivi, volgari e blasfemi', ad oggi nessuno ha mai avuto il coraggio di vietarli. Abbiamo assistito alla eliminazione in tempi record dei manifesti a favore della vita, della revoca delle autorizzazioni delle marce pro-life e dei pullman anti-gender, ai processi contro chi dava nozioni medico-scientifiche sui rapporti omosessuali, ma guai a chi tocca i gay-pride".

Per il Popolo della Famiglia "se una manifestazione offendesse il Presidente della Repubblica o la Regina d'Inghilterra sicuramente non verrebbe autorizzata. Se una manifestazione fosse di oltraggio per l'Islam o per ogni altra religione non troverebbe posto in nessuna nazione". "Bene ha fatto - conclude - la Giunta pisana ad uscire dalla Rete Ready, assidua e fedelissima nel divulgare le tematiche Lgbt; ma è privo di senso far mettere la Croce nei luoghi pubblici se poi si autorizzano manifestazioni da parte di chi usa la Croce per rappresentazioni blasfeme. Chiediamo che si abbia la forza e il coraggio di non consegnare la città in mano a chi porta avanti una rivoluzione antropologica e culturale pericolosa prima di tutto per i bambini".

A seguito dell'ufficialità dell'uscita del Comune di Pisa dalla Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni, utile al sostegno di progetti sulla diffusione dei diritti, il gruppo in Consiglio Comunale 'Diritti in Comune' attacca l'amministrazione: "Si tratta dell'ennesimo atto di un'amministrazione i cui tratti caratterizzanti sono l'omofobia, il sessismo e la discriminazione contro ogni diversità. Le istituzioni, al contrario, devono poter garantire diritti e dignità per tutti i cittadini e tutte le cittadine".

Poi il richiamo al 'Toscana Pride': "Quarant’anni fa, nel 1979, Pisa è stata la prima città in Italia ad ospitare un Pride in risposta alle violenze e all'odio che all'epoca si riversavano sulla comunità LGBTI+. E nel 2019 è stata scelta per ospitare il Toscana Pride, proprio per riaffermare le ragioni di quella scelta. In quell'occasione, saremo al fianco delle associazioni e della comunità LGBTI+ nelle loro richieste di uguaglianza. Come lo saremo sempre, dentro e fuori del Consiglio Comunale, impegnandoci fin da adesso perché Pisa rientri al più presto dentro la Rete Ready".

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