Sparatoria al Cep, trovate armi clandestine: indagine in corso fra dubbi e certezze

Emergono nuovi dettagli sul tentato omicidio andato in scena la mattina di venerdì alla Caffetteria Tirreno. Il 21enne era in detenzione domiciliare, ma aveva fucili e munizioni

La giornata di follia di ieri, 9 febbraio, si è conclusa con il fermo del 21enne Patrizio Giovanni Iacono. Da quel momento, ed anche durante le ricerche del giovane che è rimasto irreperibile per circa 11 ore, è scattata l'indagine di Polizia e Carabinieri per recuperare tutti gli elementi utili per accertare nel dettaglio quanto accaduto. Di certo c'è stata la pronta risposta delle forze dell'ordine, come ha voluto sottolineare il Procuratore capo della Repubblica Alessandro Crini sabato mattina, in conferenza stampa: "C'è stata la necessaria, funzionale e spontanea sintonia fra le forze dell'ordine. La Procura, con la dottoressa Rizzo, ha sempre coordinato l'operazione, ma tutta l'attività è stata condotta con molta attenzione fino al raggiungimento del risultato atteso".

Iacono è stato bloccato la sera nei pressi della sua abitazione: un agente di Polizia lo ha notato che si nascondeva sotto un camper. Decine gli agenti ed i militari dell'Arma che si sono prodigati per trovarlo. "Decisive per avere un quadro esaustivo della situazione sono state le testimonianze del quartiere" ha detto il Maggiore Giovanni Bertolacci, comandante del reparto operativo dei Carabinieri. Subito dopo il fermo è scattata la perquisizione domiciliare, che non ha portato a nulla di concreto. La ricerca di indizi si è però allargata, permettendo di trovare in un box della zona, in disponibilità di Iacono, alcune armi possedute clandestinamente.

E qua cominciano i punti oscuri della vicenda sui quali gli inquirenti lavoreranno. Iacono infatti era in regime detentivo domiciliare a Pisa per una condanna rimediata per reati analoghi in Sardegna. I permessi ad essa legati gli consentivano di uscire solo in determinate ore. Eppure tutto questo non gli ha impedito di possedere: un fucile modificato a canne mozze, un fucile da caccia con matricola cancellata, un silenziatore, un tirapugni e munizioni di vario genere. La provenienza delle armi è tutta da accertare, così come la fine che ha fatto la pistola usata nell'aggressione: sia quella che l'altra scacciacani (modificata o meno, o pistola ad aria compressa) non sono state ancora ritrovate.

sverdigliozzi bartolacci armi sparatoria cepA mancare all'appello è anche la moto con la quale il 21enne ha compiuto le scorribande davanti il bar, cioè il comportamento che ha scatenato l'alterco con gli avventori del bar, da cui poi è scaturita la reazione spropositata del giovane. Gli accertamenti quindi dovranno dirigersi verso anche possibili partecipazioni od aiuti da parte di altri soggetti: non si conoscono ancora gli spostamenti compiuti da Iacono nelle 11 ore di irreperibilità. "Indagheremo anche sul falso allarme a Palazzo Blu - ha detto la vicequestore Rita Sverdigliozzi - visto il panico che poi l'inevitabile intervento ha generato".

Al netto dei fatti il giovane sardo è quindi stato fermato per tentato omicidio, reato per il quale la Procura ha chiesto la convalida all'Autorità Giudiziaria. Grazie al ritrovamento delle armi è stato arrestato per il loro possesso in flagranza di reato. Al quadro si aggiunge il reato di evasione, dovuto alla detenzione domiciliare non rispettata. Verrà interrogato nei prossimi giorni, al momento non ha fornito alcuna dichiarazione o spiegazione.

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