Recupero dell'ex cinema Ariston: "Alla città servono spazi sociali, non case"

Continua il confronto fra l'assessore Dringoli e Diritti in Comune per la destinazione della struttura abbandonata: "Questa variante è un pericoloso messaggio politico"

Parla di "urbanistica al servizio dei privati" il gruppo Diritti in Comune, rispondendo alla replica dell'assessore Dringoli sul caso del recupero dell'ex cinema Ariston, il cui piano di recupero è stato approvato in commissione (nonostante le polemiche) e sarà portato prossimamente in Consiglio Comunale. 

Secondo la compagine politica formata da Una Città in Comune, Rifondazione Comunista e Pisa Possibile "l'assessore Dringoli esprime perfettamente l'idea di 'recupero' e 'riqualificazione' che la destra ha in mente e anche quale rapporto si intende avere con i costruttori. L'assessore afferma, di fatto, che spetta ai privati decidere le destinazioni degli spazi di una città e che il primato della rendita va garantito e favorito in ogni modo. Omette, non a caso, di ricordare che nel caso dell'ex Ariston i privati hanno volutamente lasciato in abbandono quell'area proprio per ottenere la possibilità di realizzare appartamenti e, dunque, profitti. La logica della rendita e delle speculazioni legate al mattone è esattamente questa".

Per il gruppo, contrario alla variante, si tratta di un "pericoloso messaggio politico generale che l'amministrazione a guida Lega manda agli immobiliaristi e ai grandi proprietari. Che le nostre preoccupazioni siano fondate lo dimostrano altri casi simili all'ex Ariston, che abbiamo denunciato negli ultimi decenni a Pisa. Da tempo la città è sotto scacco del grande proprietario Pampana, che lascia volutamente vuoti decine e decine di appartamenti in via Vespucci come arma di pressione per avere maggiori volumetrie residenziali da realizzare in un'altra area della città, anche questa da lui volutamente e colpevolmente lasciata in abbandono, ovvero il rudere sul Lungarno. L'ex colorificio Toscano è ostaggio dell'imprenditore Junghans che, dopo aver chiuso la fabbrica e spostato la produzione, lascia oltre dieci mila metri quadrati in abbandono in attesa di avere una variante a fini residenziali. Le azioni di riqualificazione e restituzione alla città di questo spazio sono state duramente represse proprio perché denunciavano questo meccanismo perverso. La variante ex Ariston, se approvata, potrà fare da comodo apripista per ulteriori operazioni speculative, che nulla hanno a che fare con gli interessi pubblici e con i bisogni dei cittadini".

Per Diritti in Comune "il problema in città è esattamente l'opposto di realizzare nuove residenze: non mancano le case a Pisa, ma ce ne sono migliaia lasciate volutamente sfitte per drogare il mercato degli affitti. Ma, anche su questo, la destra è pienamente schierata dalla parte dei proprietari, non degli inquilini: nessuna politica fiscale che colpisca lo sfitto e il mercato nero, nessun controllo da parte della Polizia Municipale, nessuna proposta per rimettere a canoni agevolati gli appartamenti prima sfitti". A Pisa invece mancherebbero "spazi sociali, culturali e di incontro, come sale cinematografiche e teatri. Anche in questo caso, nessuna politica è stata fatta per promuovere davvero le esperienze innovative in ambito artistico-culturale. Né si è agito per far sì che nello spazio dell'ex Ariston ritornasse un cinema o nascesse un centro culturale polifunzionale legato al cinema".

L'ultima nota è sulla Mattonaia, citata da Dringoli nella sua replica come esempio di abbandono. "La giunta - chiude il gruppo - non ha ancora chiarito cosa ne vuole fare: tra chi la vuole demolire, come Latrofa, e chi la vuole vendere, come Bonsangue. Noi abbiamo da sempre proposto, riprendendo il grande lavoro dei movimenti e dei sindacati che più volte hanno riaperto quello spazio, di togliere quell'immobile dal piano delle vendite del Comune e di restituirlo prima possibile alla città, ristrutturando i fondi commerciali e la piazza".

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