Economia

Commercio al dettaglio: si rinuncia al piacere, solo beni di prima necessità

Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio e relativi ai primi tre mesi del 2012, le vendite al dettaglio in provincia registrano ancora un segno negativo: perdono le piccole e medie strutture, ma anche la grande distribuzione

Prosegue, anche nel I° trimestre 2012, la fase recessiva del commercio al dettaglio in provincia di Pisa. Aumento della pressione fiscale, forti criticità sul versante del lavoro e dei redditi e un’inflazione che, nonostante la momentanea decelerazione si mantiene intorno al 3%, determinano anche per questo inizio 2012 un calo delle vendite al dettaglio quantificabile, nella nostra provincia, in un -5,0%. Ad affermarlo è la consueta indagine congiunturale trimestrale condotta dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Pisa.

Il dato, sicuramente non confortante, risulta però relativamente migliore rispetto a quello nazionale (-6,3%) e regionale (-5,4%) e lascia all’Italia, almeno per questo trimestre, il triste primato della performance peggiore.

Un segnale piuttosto evidente del grado di diffusione della crisi emerge analizzando la quota di imprenditori che segnalano una diminuzione del proprio giro di affari arrivata, ormai, al 38% del totale. A partire dalla seconda metà del 2011, la percentuale di imprese che dichiarano una diminuzione del proprio fatturato sta “erodendo” non solo la quota di aziende che dichiarano un aumento, appena l’8%, ma anche quella di coloro che registrano una stabilità: circa la metà del totale.

Ancora una volta sono le piccole (1-5 addetti) e le medie strutture (6-19 addetti) a mettere a segno i risultati più deludenti sul versante delle vendite al dettaglio, rispettivamente con un -5,1% ed un -6,6%. La vera novità del trimestre è rappresentata dal vistoso calo della grande distribuzione (20 addetti e oltre) arrivata a perdere, nel primo trimestre del 2012, il 3,4% del proprio giro d’affari: il peggior risultato dal 2005.

Passando all’analisi dei settori merceologici, il comparto alimentare ha una flessione più contenuta (-4,0%) rispetto al non alimentare (-5,7%), sul quale incidono fortemente le cadute delle vendite di prodotti per la casa ed elettrodomestici (-11,1%), ma anche abbigliamento e accessori (-9,9%). Si conferma, quindi, la strategia di contenimento da parte delle famiglie di tutte le spese considerate “voluttuarie”, come quelle in beni di consumo durevoli o semi durevoli. Se almeno fino alla fine del 2011 gli ipermercati, supermercati e grandi magazzini si erano mantenuti quantomeno sul filo della stagnazione, il 2012 si apre, anche per loro, con una flessione piuttosto rilevante (-1,5%).

Le aspettative degli operatori, in merito all’evoluzione delle vendite al dettaglio e degli ordinativi, sono orientate, per il secondo trimestre, al pessimismo.

La dinamica del numero delle unità locali pisane attive nel commercio al dettaglio non sembra invece subire contrazioni (+2,9% pari a +237 unità aggiuntive): tuttavia a crescere, tra i diversi comparti, troviamo il solo settore dei prodotti non alimentari (+272 unità, +4,4%) con il commercio al dettaglio ambulante che mette a segno l’aumento più consistente (+253 unità pari ad un +12,7%). Un segnale che, come evidenziato nel corso della scorsa indagine, va letto in modo certamente non positivo in quanto è l’espressione del tentativo di auto impiego realizzato da chi, spesso straniero, ha perso la propria occupazione.

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