Roberta Ragusa, i figli in Procura: nessuna svolta alle indagini

Daniele e Alessia Logli sono stati interrogati dal magistrato separatamente, ma dai colloqui non sono emersi particolari utili per offrire nuovi spunti investigativi: il mistero resta fitto

E' stato il giorno di Daniele e Alessia. Ieri i due figli di Roberta Ragusa, la donna scomparsa da San Giuliano Terme nella notte tra il 13 e il 14 gennaio, sono stati ascoltati in Procura dal pm Aldo Mantovani che coordina le indagini. La bambina di 10 anni è apparsa più emozionata, mentre il figlio di 15 anni ha dato l'impressione di avere un'ottima capacità di controllo. I colloqui sarebbero stati sereni, anche se in un clima comprensibilmente teso per due minori che per la prima volta si sono visti prelevare dalla propria casa dai Carabinieri per essere accompagnati in Procura e rispondere alle domande di un magistrato.

Due militari dell'Arma in borghese hanno prelevato i ragazzi dalla villetta di Via Ulisse Dini ieri intorno alle 15. Con loro anche il padre Antonio Logli, indagato per omicidio. In Procura i tre sono stati raggiunti anche dal legale di Logli, Roberto Cavani, che però non ha assistito al colloquio con il magistrato. "I bambini sono stati sentiti dal pubblico ministero separatamente, immagino con l'ausilio di una psicologa - ha detto l'avvocato - non ho assistito ai colloqui perché mi trovavo in Procura solo per assistere il padre, che a sua volta era lì per accompagnare i suoi figli minorenni. Credo che i colloqui si siano svolti in un clima di serenità e aggiungo: finalmente ci sono stati, visto che finora i bambini non erano mai stati ascoltati. Noi siamo assolutamente favorevoli a qualunque atto possa essere utile all'indagine per fare chiarezza su questa vicenda".

Dai colloqui con il pm, tuttavia, non sarebbero emerse novità tali da imprimere una svolta decisiva. Gli inquirenti non parlano e la famiglia Logli ha preferito lasciare la Procura da un ingresso secondario per evitare il contatto con i giornalisti. Gli interrogatori, stando a quanto si è appreso, si sarebbero concentrati soprattutto sui rapporti tra Roberta e i suoi figli, magari cercando di capire che idea si fossero fatti i bambini di quanto accaduto. Gli inquirenti non avrebbero invece chiesto ai figli dei rapporti tra i genitori, né altre informazioni relative ad eventuali comportamenti del padre. Le risposte dei ragazzi però non avrebbero fornito altre indicazioni utili e non si sarebbero rivelate significative per offrire nuovi spunti investigativi.

Intanto l'uomo, che nel mese di febbraio disse ai Carabinieri di aver dato un passaggio la notte della scomparsa ad una donna somigliante a Roberta, è stato denunciato per porto abusivo di coltello. La sua auto è stata infatti ispezionata e all'interno è stata trovato l'arma da taglio. L'uomo, un sessantenne pontederese, avrebbe incontrato la donna intorno alle due e mezzo all'autogrill dell'uscita Pontedera Sud della Fi-Pi-Li e l'avrebbe accompagnata alla stazione. La donna era vestita con pantaloni e giaccone nero, ma il particolare che sembra allontanare l'ipotesi che si trattasse di Roberta è che la signora fumava, abitudine che la mamma di San Giuliano Terme non ha.

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