Domenica, 1 Agosto 2021
Economia

Supermercati e negozi di generi alimentari chiusi a Pasqua e Pasquetta: "Un fulmine a ciel sereno"

Dure le reazioni di Confcommercio e Confesercenti su un provvedimento che è stato annunciato con scarso preavviso

Bocciatura all'unisono da Confesercenti e Confcommercio per l'ordinanza emessa ieri dal governatore della Regione Eugenio Giani che impone la chiusura dei negozi di generi alimentari e supermercati a Pasqua e Pasquetta in Toscana, una misura per limitare al massimo la circolazione delle persone ed evitare pericolosi assembramenti in un momento davvero difficile e delicato per l'andamento della pandemia da Covid nella nostra regione.

L'ordinanza: negozi di generi alimentari chiusi a Pasqua e Pasquetta

"In questi lunghi mesi di Dpcm e ordinanze regionali abbiamo sempre chiesto a Governo e Regione di muoversi tempestivamente in caso di ulteriori restrizioni in modo da permettere agli imprenditori di gestire gli acquisti dei prodotti. Richieste che sono sempre cadute nel vuoto. L’ultima testimonianza è l’ordinanza del governatore Giani che chiude tutte le attività di vicinato per Pasqua e Pasquetta, ordinanza firmata solo 48 ore prime”. Il presidente di Confesercenti Toscana Nord Alessio Lucarotti non nasconde l’amarezza per i tempi anche questa volta ridottissimi con i quali tanti imprenditori hanno saputo di non poter aprire a Pasqua e Pasquetta. Amarezza condivisa totalmente dal presidente regionale dell’associazione Nico Gronchi. “Con questa ordinanza abbiamo finalmente capito da quale parte sta la Regione Toscana: dalla parte di chi vuole dare un altro pesantissimo colpo alle imprese medio piccole. Ordinanza, oltre che nei contenuti, sbagliata nei tempi e nei modi, visto che la Regione è addirittura andata oltre le chiusure stabilite dal Governo per i territori che si trovano in zona rossa. Ancora una volta - incalza Gronchi - si è scelto la chiusura tout court di chi non è responsabile dei contagi, senza alcun confronto preliminare con le categorie. Un’ordinanza che alla vigilia delle festività pasquali crea pesantissime ripercussioni alla filiera della gastronomia, dell’alimentare, e cioè a quelle piccole e medie imprese di un settore fra i più colpiti dalla pandemia. Per non parlare della chiusura dei tabaccai e dei fiorai: è a loro che si devono i problemi di assembramento?”. La conclusione del presidente regionale di Confesercenti. “Quella della Toscana è, quindi, una decisione sbagliata. Per la tutela delle imprese o la Regione ritira l’atto o lo modifica in maniera sostanziale, oppure emergerà il tema del danno procurato da questo assurdo ed immotivato provvedimento”.

A rincarare la dose è Confcommercio. “In Regione Toscana non hanno la minima idea di quello che è il lavoro degli imprenditori, e dimostrano per l'ennesima volta che non hanno le competenze per deliberare in materia, perché parlano di qualcosa che non conoscono, non capiscono, evidentemente non gli interessa e che sicuramente non rispettano - attacca la presidente di Confcommercio Provincia di Pisa Federica Grassin - con questa decisione, in pratica si rende difficilissimo il lavoro a tutte le attività di commercio al dettaglio coinvolte nella chiusura, considerando che molte di loro avevano le ordinazioni pronte, e che senza nessun tipo di preavviso, a poche ore dalla Pasqua, saranno costrette ad organizzare un immediato servizio di delivery. Servizio che richiede programmazione e organizzazione, e che non si può improvvisare all'ultimo minuto, tanto più in prossimità di una festa come la Pasqua”.
Lo definisce un fulmine al ciel sereno il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli: “Negozi di alimentari e supermercati, macellerie, gastronomie e rosticcerie, coi ristoranti impossibilitati a lavorare normalmente, sono sotto pressione per le vendite alle famiglie, apprendono ora che non potranno lavorare né a Pasqua né a Pasquetta. Se non vogliono perdere le prenotazioni ricevute, debbono mettere in piedi, in pochissime ore, un servizio di consegne a domicilio dei clienti. Inoltre, le scorte di prodotti preparati per la Pasqua non si sa che fine faranno, a ulteriore beffa di un danno già ingentissimo. E' a tutti evidente che si tratta di una cosa inaudita, una assoluta mancanza di rispetto nei confronti degli imprenditori che stanno vivendo da un anno l'incubo della pandemia e delle restrizioni, e dei loro stessi clienti”.

Non sono toccati direttamente dal provvedimento in questione, ma sarà una Pasqua lacrime e sangue anche per ristoranti e pubblici esercizi. Come testimonia Daniela Petraglia, presidente di ConfRistoranti ConfcommercioPisa: “Alle 22.000 imprese già scomparse, ai 243.000 posti di lavoro persi, sono destinati a sommarsi i danni prodotti dall’ennesima festività, quella pasquale. Secondo le stime del nostro centro studi Fipe la zona rossa a Pasqua provocherà un danno al settore da 350 milioni di euro, mentre lo stop di Pasquetta causerà un ulteriore danno da 230 milioni. Nel 2020 il settore ha perso 34 miliardi di euro di fatturato e la cosa peggiore è che non riusciamo a vedere la fine del tunnel”.

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