Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca

Italia coast to coast: 250 chilometri a piedi per rompere lo stress del quotidiano

Vacanza fuori dagli schemi per Antonio Baselice, un giovane ragazzo pisano, che ha deciso di fare il tragitto Rimini-Livorno camminando in solitaria, fra le bellezze naturali ed umane del territorio. Obiettivi: concedersi tempo e preparare 'El Camino'

Dall’Adriatico al Tirreno, da Rimini a Livorno. Già questo itinerario può sembrare originale per una vacanza, ma lo è ancora di più se si pensa di farlo a piedi, in solitaria. Ad affrontare la scarpinata sarà Antonio Baselice, un ragazzo pisano di 24 anni, che affronterà i circa 250 chilometri di strada fra città, paesi e sentieri, partendo dal Lungomare di Rimini fino ad arrivare alla Terrazza Mascagni di Livorno.

Dormirà e mangerà all'aperto, portando con sé solo lo stretto indispensabile, anche perché le tappe previste sono serrate: 30/32 chilometri al giorno, per un totale previsto di 8 giorni di cammino. In provincia passerà dalle zone di Fucecchio, Castelfranco di Sotto e Cascina. Partenza prevista il solstizio del 21 marzo. Davanti un caffè, fra una battuta ed un discorso serio, lo abbiamo intervistato.

Ciao Antonio, ci spieghi un po' chi sei?
"Beh intanto – sorride – sono un ragazzo normale. Ho 24 anni, sono nato e vissuto a Pisa e sono un disegnatore e progettista di Tecnologie Sottomarine, un'azienda di Livorno".

Andiamo subito al sodo: chi te lo fa fare? E' una scommessa?
"Beh intanto dico che voglio preparare corpo e mente per il Cammino di Santiago (900 chilometri da fare in 30 giorni n.d.r). La scommessa c'è, ma con me stesso. Ho ancora tempo, non molto per la verità, ma ho bisogno di allenarmi e quindi questa è un po' una prova generale".

Come mai? Sei religioso?
"No, non sono un tipo religioso. Per la verità l'idea è nata dopo un viaggio in moto che ho fatto da Pisa a Pamplona, in moto, in solitaria. Avevo bisogno di tempo per me per uscire da un periodo poco sereno, così ho preso e sono partito. Prima di arrivare per la festa di San Firmino, mentre percorrevo il tratto pirenaico che va da Saint-Jean-Pied-de-Port a Pamplona,  ho visto dei ragazzi che camminavano, poi ho notato il cartello con l'indicazione Santiago de Compostela. Ho capito di essere su 'El Camino' e me ne sono subito innamorato… 'devo farlo anch'io!'. Era il luglio del 2014. E' incredibile come il culmine del viaggio a Pamplona sia stata questa scoperta piuttosto che l’Encierro, la corsa dei tori".

Quindi il viaggio Rimini-Livorno come allenamento?
"La componente c'è, ma il vero obiettivo è staccare dai ritmi della vita quotidiana troppo frenetica, voglio rimanere solo per parlarmi, ascoltarmi e capirmi. Ridare un ordine alle mie priorità. Ma anche poter viaggiare e parlare con persone nuove, ascoltare le loro storie... quando passo con cappello e zaino c'è sempre qualche curioso che si avvicina a parlare".

Non sei nuovo a questo tipo di avventure?
"No, nel senso che da quando ho deciso di fare il Cammino ho preso a fare tragitti di prova, sempre più lunghi. Ad esempio Pisa-Lucca e ritorno, Pistoia-Pisa in 3 giorni, Viareggio-Pisa. Quest'ultima è la mia preferita; ho dovuto sospendere con l'inverno e il maltempo ma da un mese ho ripreso con le uscite".

Che attrezzatura hai? Tecnologia?
"La mia dotazione potrebbe essere migliore, comunque: scarpe da trekking e calzini rinforzati, zaino, incerata, sacco a pelo e tenda. Fornello da campo, biancheria e vestiti e un po' di cibo. Penso di spendere una decina di euro al giorno fra supermercati e colazione la mattina. Non volevo portarmi nulla di tecnologico, ma da quando una volta mi sono perso lo smartphone per le urgenze lo porto".

Ma non hai paura, specie sugli appennini per il maltempo? E i tuoi genitori ed amici cosa dicono?
"Un po' di preoccupazione e di paura ci sono, ma credo che ci debbano essere comunque in questo tipo di esperienze. Sul mio viaggio ho raccolto opinioni contrastanti, c'è chi spera che ce la faccia, chi avrebbe aspettato un periodo un po’ più caldo, chi non ci crede che riuscirò a farla tutta a piedi. I miei genitori mi consigliano come fanno tutti i bravi genitori: mi dicono 'stattene a casa'. Ci sta, ma non mi impediscono di andare. Comunque se vedo che non riesco raggiungo il primo centro abitato, salgo sul treno e torno a casa. Può sembrare un'iniziativa strana ma non sono un irresponsabile, una rete di sicurezza c'è".

Hai in mente qualcosa da fare in particolare? Qualche gesto simbolico?
"Non pensavo a cose particolari, ma ho comprato una Polaroid e ho avuto una bella idea. Le Polaroid hanno pacchetti da 8 foto, come 8 sono i giorni di viaggio, pensavo fare una foto significativa per ogni giorno di viaggio. Poi la digitale la porto, vorrei conservare comunque bene il ricordo".

E quindi partirai... da solo.
"E chi vuoi che venga?", ride. "A parte scherzi questo vagabondaggio ha senso se si compie da soli, è un po' una ricerca di se stessi, una presenza in più sarebbe estranea, una distrazione. Ognuno ha i suoi ritmi, anche nei pensieri. Camminando da solo ti prendi il tuo tempo, per tutto, ed è quello di cui ho bisogno".

E allora buon viaggio.
"Grazie, allora ci vediamo in Terrazza Mascagni la sera del 28 Marzo, nella speranza di trovare qualcuno ad aspettarmi che mi riporti a Pisa in macchina, altrimenti…mi toccherà tornare a casa a piedi!"

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