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Appalti, vertenza nazionale per il Ccnl Multiservizi: "In provincia di Pisa coinvolti 3mila lavoratori"

I sindacati pronti a nuove mobilitazioni dopo lo sciopero dello scorso novembre

Più tutele e, dopo 8 anni, il rinnovo del contratto nazionale scaduto. Si è svolta oggi, 25 marzo, presso la Camera del Lavoro di Pisa, la conferenza stampa in cui Filcams Cgil Pisa, Fisascat Cisl Pisa e Uiltrasporti Uil Pisa hanno reso nota la situazione sulla trattativa nazionale per il rinnovo del CCNL Multiservizi/Servizi Integrati, che nella sola Provincia coinvolge circa 3mila lavoratrici e lavoratori addetti su appalti pubblici e privati, 600mila in Italia. I settori sono i più disparati: servizi di pulizie e sanificazione in enti pubblicii e strutture private, portierato, manutenzioni, logistica del farmaco, musei e biblioteche.

"Nonostante la ripresa della trattativagrazie allo sciopero nazionale del 13 novembre - dicono i sindacati - le posizioni delle Associazioni Datoriali continuano tutt'oggi ad essere inaccettabili e incoerenti rispetto alla volontà dichiarata di concludere positivamente la trattativa per il rinnovo". Una situazione resa ancora più tesa dalle conseguenze della pandemia.

Fra le richieste c'è quella di "aumento salariale di 130 euro, più che sostenibile dati i risparmi che le imprese hanno avuto per effetto dei mancati aumenti per ben 8 anni, la risposta è stata al ribasso di circa 88/90 euro senza voler riconoscere nemmeno un euro per il periodo di vacanza contrattuale, e pensare che molte imprese, sopratutto quelle legate ai servizi di pulizie e sanificazione, hanno visto aumentare con la pandemia in maniera significativa i propri fatturati". I sindacati ritengono "vergognosa la mancanza di responsabilità da parte datoriale nei confronti di tanti lavoratori duramente colpiti dalla pandemia e che da sempre svolgono attività che sono parte integrante e fondamentale dei servizi erogati ai cittadini sia nel sistema pubblico che privato, e che da sempre ne rappresentano l’anello debole a causa dell’elevata precarietà che può tradursi in una situazione di povertà. Salari che potremmo definire da fame, 5 euro netti l’ora per poche ore settimanali lavorate, con il rischio di perdere occupazione e diritti ad ogni cambio di appalto o di vedersi applicati contratti pirata".

"Per noi è prioritario - concludono i sindacati - che la trattativa prosegua e che porti al rinnovo di un contratto nazionale dignitoso e che quindi il momento per così dire di riflessione richiesto porti ad un riposizionamento che riconosca il giusto valore in termini di dignità, salario e valorizzazione del lavoro ad un comparto che è da sempre essenziale per il funzionamento del Paese, ed è per questo che riteniamo che anche la politica, le istituzioni ed i Ministeri competenti dovrebbero su questa vertenza svolgere un ruolo attivo e di sollecitazione nei confronti delle associazioni datoriali. Se così non dovesse essere porteremo avanti la mobilitazione e le ulteriori iniziative necessarie a sostegno delle giuste e legittime rivendicazioni delle lavoratrici e lavoratori".

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