Cronaca

Confcommercio: "Pisa non è come Cortina. I commercianti meritano rispetto”

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Magari a Pisa fossimo a Cortina come qualcuno vorrebbe farci credere, significherebbe che gli affari vanno a gonfie vele e che i negozi sono strapieni. Invece, purtroppo, la situazione che abbiamo sotto gli occhi non è questa e i singoli casi isolati, di commercianti che non rispettano le regole, non possono diventare il simbolo negativo di intere categorie economiche. Evitiamo le esagerazioni, stiamo parlando di piccoli imprenditori, di attività in prevalenza a conduzione familiare che non devono essere dipinte né trattate come “criminali” o come “evasori” perché ciò sarebbe profondamente ingiusto. Diciamolo francamente, viviamo in un paese in cui l’incomprensibilità delle norme, l’incertezza giuridica, le arbitrarie presunzioni a favore del fisco, l’inversione generalizzata dell’onere della prova a carico del contribuente pongono troppo spesso imprenditori e cittadini alla mercé di un fisco rapace. In Italia, lo stato non rende quasi mai servizi in nome dei quali sottrae a imprese e cittadini molto più della metà del loro reddito, reddito spesso destinato agli sperperi di oligarchie e caste di ogni tipo. Tutti sanno che la propensione all'evasione è direttamente proporzionale alla pressione tributaria, che da noi è tra le prime al mondo, e che oppressione fiscale e vessazioni tributarie sono una delle prime cause della rovina delle nazioni. Uno stato, che pretende per sé un rispetto assoluto dei tempi di versamento mentre per pagare le fatture dovute ai privati impiega anni. Uno stato che pretende che per la sola decisione del contribuente di accedere a contenzioso fiscale, questi debba versare subito un terzo di ciò che lo Stato pretende, con più oneri e aggi. Come Confcommercio Pisa siamo per il rispetto puntuale delle regole ma crediamo altresì che l'eccessiva spettacolarizzazione dei controlli e la conseguente messa alla gogna pubblica di intere categorie economiche sia un fatto profondamente sbagliato e ingiusto. Se qualcuno continua a pensare che il paese possa salvarsi dalla crisi criminalizzando e vessando gli imprenditori, in grandissima maggioranza onesti, è bene che lo sappia: o è in malafede, o non ha capito nulla.
 

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