Coronavirus: annullato Canapisa 2020

Gli organizzatori hanno ufficializzato la decisione, facendo il punto delle proprie lotte nel contesto dell'emergenza sanitaria

L’Osservatorio antiproibizionista Canapisa ha comunicato a mezzo Facebook, lo scorso 23 marzo, che "quest’anno Canapisa non si terrà a causa del divieto di assembramento e ricorda che le proprie abituali attività (iniziative culturali, sportello per la riduzione del danno, supporto morale e legale alle vittime del proibizionismo) riprenderanno non appena i rapporti umani e sociali lo consentiranno". La manifestazione si era tenuta lo scorso anno proprio in questi giorni, in una forma ridotta, ben diversa da quelle degli anni precedenti. Nel 2020 l'emergenza Coronavirus ha così impedito qualsiasi discussione. 

I motivi della parata persistono e si evolvono, tengono a precisare gli organizzatori: "Siamo sempre stati critici verso l’attuale sistema economico-politico fondato sullo sfruttamento infinito delle risorse umane e naturali. Ed ora più che mai, in tempo di pandemia, il rapporto uomo-natura, strutturato cosi com’è, manifesta i suoi enormi limiti portandoci sempre più rapidamente a disastri ambientali e sociali".

In particolare si rilancia il problema carceri: "Sappiamo che all’interno dei penitenziari sono stipati tutt’ora quasi 53mila detenuti (dati del Garante nazionale all’8 maggio 2020), in condizioni di sovraffollamento cronico, senza colloqui da tempo, né con avvocati, né con parenti. Negli istituti dove ci sono state sacrosante proteste oltre a 13 morti si registrano pestaggi, torture e trasferimenti. Al loro interno quasi il 40% è in attesa di processo, molti risulteranno innocenti. Circa il 35% è dentro per reati correlati alle infami leggi proibizioniste sulle droghe. Almeno il 25% di questi è tossicodipendente. Il carcere si dimostra ancora una volta per quello che è: una pericolosa discarica sociale". Si torna quindi a chiedere "indulto subito per tutti, liberazione dei detenuti reclusi per lotte sociali e dei detenuti tossicodipendenti o dentro per piccolo spaccio, fine del 41 bis (riconosciuto internazionalmente come forma di tortura), abolizione dell’ergastolo". Infine "libertà per i migliaia di migranti rinchiusi nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) o in altre strutture, permessi di soggiorno, accoglienza e dignità!".

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"Sarebbe opportuno - prosegue la Canapisa Crew sul tema del proibizionismo - che, almeno in questo periodo, le forze dell’ordine la finiscano di molestare coltivatori di cannabis e consumatori; solo adottando strategie tolleranti e non punitive si può ridurre il danno". Sui TSO "ci preoccupa l'aumentato di utilizzo. Per molti, i più poveri, il lockdown è un’esperienza traumatica e il ricorso al violento intervento psichiatrico diventa troppo facilmente la via più semplice, ma drammaticamente invasiva, per risolvere un problema che ha origini sociali piuttosto che 'mentali'. Aumentano anche le violenze domestiche subite da donne costrette a convivere con i loro aguzzini: effetti collaterali niente affatto secondari dei mesi di arresti domiciliari imposti che possono lasciare il segno sui più economicamente e socialmente indifesi".

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