'Fridays for Future': presidio contro gli incendi in Amazzonia

La manifestazione del movimento si è svolta dalle ore 18 in Piazza XX Settembre: "E' tempo di mettere un freno alle politiche commerciali che incendiano gli alberi"

Sono tornati in piazza gli attivisti pisani di 'Fridays for Future'. Si è svolto ieri, 30 agosto, a partire dalle 18, un presidio in Piazza XX Settembre per sensiiblizzare l'opinione pubblica su quanto sta accadendo in Amazzonia, con la foresta duramente colpita da numerosi incendi. Fridays for Future Pisa e Roma si uniscono alla voce della campagna 'Stop TTIP Italia', attiva da oltre vent'anni, che denuncia degli effetti dei trattati commerciali bilaterali su persone e ambiente. "Anziché gridare allo scandalo in tutta Europa - commenta Livia Tolve di Fridays for Future -  è tempo di mettere un freno alle politiche commerciali che incendiano gli alberi. L'accordo di libero scambio fra UE e Mercosur (mercato comune America meridionale ndr) è una di queste, perché aumenta importazioni di carne e materie prime agricole, ottenute a spese della foresta pluviale, che brucia da settimane per lasciare posto a pascoli e terreni agricoli".

Il 17 giugno scorso oltre 300 organizzazioni e reti internazionali, tra cui la campagna Stop TTIP Italia, hanno chiesto lo stop al negoziato tra Unione Europea e i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Tra le motivazioni c'è un chiaro riferimento al possibile impatto sui diritti delle comunità indigene e sull'Amazzonia, minacciate dagli interessi dell'agribusiness per la coltivazione estensiva di soia, di zucchero e per l'allevamento bovino.

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"L'aumento dei roghi in Amazzonia - riferiscono dalla campagna Stop TTIP Italia - in questi primi sei mesi dell'anno, (ad oggi sono oltre 75mila, il doppio di quelli registrati nello stesso periodo del 2018), ha portato alla distruzione di oltre 225mila ettari di foresta, oltre il doppio dell'anno precedente. Soltanto nel maggio del 2019, in 31 giorni, sono stati persi 739 km quadrati di foresta, corrispondente a due campi di calcio al minuto. Tutto terreno che si libera per l'allevamento, con la potente lobby agricola del Brasile felicissima alla prospettiva di aumento delle esportazioni agroalimentari di carne e soia in UE e in Cina (quest'ultima infatti cerca di diversificare le sue enormi importazioni di soia, evitando l'acquisto dagli USA con cui ha ingaggiato una guerra commerciale). Una lobby che sente di poter agire nella piena impunità, dal momento che il presidente Bolsonaro l'ha favorita con una progressiva rimozione di regolamentazioni ambientali in Brasile. Ma è la sostanza del trattato a essere inaccettabile: non prevede infatti nessun meccanismo sanzionatorio in caso non venissero rispettati gli accordi di Parigi sul clima, anzi lo esclude in modo esplicito". 

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