Cronaca Cisanello

Autobus, 'Waiting for Godot': le disavventure di due studenti fuori sede

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza tragicomica di due universitari che hanno voluto raccontare la loro esperienza con il trasporto pubblico locale

Didi e Gogo sono due studenti di medicina nella facoltà di Pisa e devono frequentare le lezioni nell’ospedale di Cisanello; data la lontananza di quest’ultimo dalla loro casa, e non essendo muniti di automobile, decidono di recarvisi in autobus.

È il I ottobre, diluvia, ma i nostri ingenui eroi non se ne preoccupano minimamente: l’autobus n°13, che ferma a pochi passi dalla porta di casa, li porterà a cisanello asciutti in pochi minuti. Mezz’ora dopo, tuttavia, l’entusiasmo dei giovani inizia a lasciare spazio a un piccolo abbozzo di inquietudine: l’attesa per l’autobus si sta dilungando un po’ troppo, il ritardo è già di 15 minuti, e ancora per la strada sfrecciano soltanto automobilisti che al sicuro sul loro comodo sedile sogghignano beffardi alla vista dei poveri malcapitati in attesa del bus salvifico.

Alle 8:30, quando il vento implacabile ha spazzato via anche ogni speranza di giungere in tempo per l’inizio della lezione, finalmente si delinea all’orizzonte il profilo di un bus. È l’agognato numero 13, ma è proprio ora che interviene la delusione più grande: dopo un’ora di corse saltate, ritardi e incidenti lungo il percorso, l’unico autista che pare determinato a portare a termine la sua missione ha raccolto dal marciapiede un numero indecifrabile di persone che ora stanno stipate come le acciughe in scatola e sgomitano con il vicino per conquistare una boccata d’aria.

Quando il bus ferma di fronte ai nostri studenti ed apre le porte, nessuno scende: loro provano a intrufolarvisi, ma vengono intercettati dallo sguardo crudele e severo dell’autista: non c’è posto per tutti, l’ultimo arrivato deve scendere. Didi e Gogo possono poco contro l’ineffabile e assodata crudeltà di chi da anni conosce il sistema CPT e si alza all’alba per conquistarsi un posto sull’autobus, il verdetto è nello sguardo dei pisani addestrati e accuratamente selezionati a sopravvivere in questa jungla: devono scendere. Le porte del bus si chiudono davanti a loro, sentenziando la loro condanna: si deve aspettare il prossimo giro.

Il tempo scorre, ma la situazione si ripete analoga a se stessa giorno dopo giorno. Alla fine del mese, i due studenti prendono una decisione: si andrà a Cisanello in bici, perché pagare un abbonamento per avere un servizio tanto saltuario e incostante è ridicolo.

Tutto fila liscio per mesi, fino al fatidico giorno in cui a Gogo si buca la gomma della bici a poca distanza dall’ospedale. Non c’è nessuno nei paraggi che possa ripararla. I primi maldestri tentativi di pedalare fino a casa si rivelano fallimentari: d’altronde di Brumotti ce n’è uno solo, ed anche tentare una pallida imitazione del campione andando avanti su una sola ruota è impossibile. Resta un’unica speranza: trovare un bus che riporti nel centro abitato bici e studente.

Il bus arriva subito, è vuoto, ma anche stavolta la delusione è in agguato: mentre i due studenti tentano di issare la bici sulla pedana, le porte del bus si chiudono, stritolando nella loro morsa il manubrio della bici (e mancando di un soffio la testa del povero Didi). Pochi secondi dopo, l’autista scende sul marciapiede ed esclama indignato “Cosa credete di fare?!?!? Sul bus quella non sale!!” . “Ma è bucata, va portata a qualcuno che sostituisca la gomma, non si può portare a mano per 6km, e non abbiamo una macchina…”.

A nulla valgono le parole e gli sguardi supplichevoli; “aggiustatevi!” è il maturo e utile consiglio finale del nostro autista-sputasentenze, che risale sul bus e riparte, scocciato dalla sfacciataggine di quei due studentelli. Non resta che abbandonare la bici in ospedale, tornare a casa con il bus successivo e sperare che qualche anima pia dotata di auto vada a riprendere la bici il giorno dopo, ammesso e non concesso che sia ancora là e non sia stata rubata da un coraggioso acrobata durante la notte.

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