Emergenza Coronavirus, "il prezzo calmierato delle mascherine taglia fuori il 'made in Italy'"

Rossella Giannotti, presidente di Cna Fdermoda, lancia l'allarme: "Il prezzo unitario di 0.50 euro penalizza fortemente tutte le aziende italiane che si sono riconvertite nella produzione delle mascherine"

"Il 'made in Italy' non è evidentemente al centro delle attenzioni del Governo, almeno gli atti non sono conseguenti alle dichiarazioni. Il Commissario scelto dalla presidenza del Consiglio ha annunciato la messa in commercio delle mascherine ad un prezzo imposto al consumo che non potrà superare i 0.50 euro. Evidentemente si pensa ad una massiccia importazione di prodotti dalla Cina o da altri paesi dove i diritti del lavoro, rispetto dell'ambiente, etica e responsabilità sociale sono un disturbo allo sviluppo economico". E’ particolarmente indignata la presidente di Cna FedermodaRossella Giannotti, che sull'onda dell'emergenza e della solidarietà ha visto molte aziende associate destinare buona parte delle risorse aziendali verso la produzione di mascherine.

"Pareva un settore da dover considerare strategico - prosegue la presidente di Federmoda - con una prospettiva di medio lungo termine: riportare la produzioni di un presidio di protezione individuale del quale ci siamo scoperti essere totalmente dipendenti dall'estero. Pareva una misura di politica industriale di solide prospettive, e queste si sa che dovrebbero avere un respiro temporale che si misura in lustri e decenni, ma qui si è fatto dietrofront nel giro di pochi giorni". Anche in provincia di Pisa, dove secondo le stime della CNA si sono riconvertite alla produzione di mascherine almeno 85 imprese con oltre 500 addetti totali, quelli che ci hanno provato, e che sono stati utili nelle prime settimane di emergenza, sono in forte difficoltà. Giannotti incalza: "Il prezzo fissato così rigidamente e senza altro criterio che la capacità filtrante è un'aberrazione ed una negazione del 'made in Italy'".

"Le nostre imprese hanno messo in produzione non solo cose semplici, ma anche modelli che hanno delle caratteristiche in più: le abbiamo fatte personalizzabili, rinnovabili e lavabili, colorate, riciclabili, con un tocco fashion. Ma tutti questi fattori evidentemente non contano per il commissario" afferma con disappunto Rossella Giannotti. Fin dalle prime fasi dell'emergenza sanitaria, Cna Federmoda insieme ad altri partner ha lavorato per costruire una filiera italiana che potesse riportare in Italia una produzione ormai pressoché totalmente delocalizzata. Un'iniziativa che ha raccolto i ringraziamenti del Presidente del Consiglio e del Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19. "Immaginiamo che chi guida il paese abbia contezza del costo del lavoro italiano e quanto di questo sia legato e utile al sostegno del welfare nazionale". 

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"Invece l'imposizione del prezzo - spiega Giannotti - rappresenta un ulteriore schiaffo alle imprese italiane che hanno cercato di dare un contributo all'Italia mettendo a disposizione conoscenze e competenze e facendo lavorare persone che non gravano sulla spesa per gli ammortizzatori sociali. Il prezzo delle mascherine fissato a 0.50 euro non rispecchia i costi di produzione". La presidente di Cna Federmoda lancia quindi la sua proposta: "Chiediamo che il differenziale con il valore di una produzione 'made in Italy' venga messo a disposizione delle imprese italiane affinché queste possano continuare a produrre i beni in questione e ad immetterli sul mercato per assicurare la necessaria quantità e qualità delle forniture". E poi conclude: "Vi sono diverse modalità per raggiungere questo risultato: oltre all’abbattimento dell'IVA, si possono prevedere crediti dìimposta per il costo del personale e gli investimenti dedicati dalle imprese per realizzare le mascherine o di pensare alla detraibilità di tali spese da parte del contribuente".

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