Fase 2: ripartono Cnr e Fondazione Monasterio

Ripartono le attività nel rispetto della disposizioni governative

L’Area della Ricerca del Cnr di San Cataldo, la più grande del Paese, si rianima, e con la Fondazione Toscana G. Monasterio sono pronti a dare seguito alla Fase 2 nel rispetto delle indicazioni del Dpcm. Sono due i checkpoint allestiti in Area: uno allestito all’ingresso della zona parcheggi ed è gestito da Croce Rossa, Misericordia, Pubblica Assistenza e Corpo Vigili Giurati per la misurazione della temperatura corporea e dei nominativi del personale autorizzato all’accesso. L’altro checkpoint è interno all’edificio 'clinico-sanitario' ed è gestito da personale sanitario della Fondazione G. Monasterio che oltre a misurare la temperatura e a un triage di sintomi e contatti, controlla i nomi degli appuntamenti per i ricoveri, le visite ed esami ambulatoriali. La Croce Rossa e la Pubblica Assistenza hanno montato due tende a supporto delle sale di attesa dove possono rimanere anche i parenti/accompagnatori dei pazienti.

"Siamo pronti a ripartire con la graduale ripresa delle attività lavorative attraverso nuovi modelli organizzativi con la convinzione e determinazione di non lasciare niente al caso e garantire un ambiente di lavoro sicuro;  ci sono segnali di fiducia in quanto fatto fino ad ora, e di quanto stiamo facendo perché l’Area si sta rianimando", dice Ottavio Zirilli direttore dell’Area del Cnr che aveva già applicato le precauzioni di sicurezza ancor prima del lockdown del 9 marzo.

La Fondazione Toscana 'G. Monasterio' ha ripreso visite cardiologiche, pneumologiche, metaboliche, gli esami ecocardiografici, i test per l’angina pectoris, gli esami oncologici eseguiti con la PET ed i controlli sui pacemaker così come stanno ritornando alla normalità i posti letto dei degenti. "In piena emergenza e lockdown della prima fase abbiamo comunque eseguito tra le otto e dieci visite cardiologiche urgenti giornaliere - dice il prof. Michele Emdin della Fondazione e della Scuola Sant’Anna - e già adesso siamo risaliti a 30 visite, non solo urgenti, in brevissimo tempo, cui si aggiungono i teleconsulti circa 50 giornalieri". La Fondazione, insieme con AOUP, nella fase acuta pandemica è stata l’hub per malattie cardiovascolari dell’intero territorio mettendosi a disposizione dei presidi ospedalieri anche di Pontedera e Volterra.

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"Esorto alla fiducia nei presidi sanitari tutti i pazienti con patologie cardiovascolari che manifestassero i sintomi di dolore precordiale, affanno, svenimento, palpitazione, perché in queste settimane abbiamo trattato persone con infarto con ritardi anche di tre-quattro giorni. Questo - conclude Emdin - è avvenuto perché molte persone hanno rinunciato, per timore a presentarsi presso le strutture sanitarie. Ma noi non lasciamo, e mai lasceremo indietro nessuno".

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