Cronaca

Progetto Rebeldìa: ecco il vero volto di Ikea

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

A Pisa, in occasione della posa della prima pietra,  l’amministrazione comunale, con tanto di sindaco con fascia tricolore e pala in mano,  quella provinciale e persino il presidente della Regione Toscana Rossi hanno steso tappeti rossi per l’arrivo della multinazionale Ikea che aprirà entro quest’ anno il suo punto vendita nell’area dei Navicelli.

Ricordiamo che i terreni, acquistati dalla Sviluppo Navicelli, guidata da Stefano Bottai, sono stati rivenduti, grazie ad una variante urbanistica di questa amministrazione, a 4 volte il valore d'acquisto, e pagati solo dopo l'approvazione della variante. Tempi cinesi, corsie preferenziali, un iter di velocità nell’approvazione della variante senza precedenti di cui gli enti locali vanno fieri. Ma d’altronde essere deboli con i forti è prassi ordinaria di questa amministrazione comunale.

Ma a chi sono stati stesi i tappeti rossi?

Solo nelle utlime settimane Ikea è salita alla ribalta della stampa internazionale per alcune vicende che tutti conoscevano e che sono tipiche del modello di comportamento di una multinazionale. Ad Ikea non piace il sindacato e soprattutto quello di base. Quanto avvenuto in questi giorni a Piacenza con le cariche della polizia contro i lavoratori, soprattutto migranti impiegati nel settore del facchinaggio, rendono chiaro ancora una volta come le grandi aziende, colpiscano in primo luogo i lavoratori sindacalizzati e coloro che vogliono difendere i loro diritti: dal rispetto del contratto nazionale di lavoro fino al pagamento dello stipendio.

Ai lavoratori dello stabilimento di Piacenza va tutta la nostra solidarietà e sostegno nella loro vertenza.

L’unico obiettivo della multinazionale è quello di massimizzare il guadagno e in questo comprimere salari e diritti è solo il primo passo. Ma non il solo. Infatti  ad Ikea non piace neppure pagare le tasse. Come emerso sulla stampa nazionale ed internazionale, Ikea più volte ha fatto ricorso a transazioni all’ estero verso paradisi fiscali e ha la propria sede in Olanda dove c’è un regime fiscale agevolato, come dimostra una lunga inchiesta di Altraeconomia.

Che il mercato e gli affari siano tutto è evidente  dal fatto  che la multinazionale ha tolto di recente  le donne dal  proprio catalogo: una decisione che ha provocato la reazione di diverse ministre dello stesso governo svedese.

Il profitto viene avanti a tutto: diritti dei lavoratori, delle donne, regolarità fiscale. Questi sono alcuni degli esempi recenti su cui Ikea si è distinta. A loro gli enti locali della Toscana hanno steso i tappeti rossi come dimostra la cerimonia della posa della prima pietra dove, oltre i rappresentanti degli enti locali, erano presenti addirittura il Rettore e il Prefetto.

Tutti genuflessi di fronte ad una multinazionale, che non ha il nostro benvenuto.

 

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