Cronaca

Povertà a Pisa, c'è il 'rischio ghettizzazione': quasi la metà dei poveri vive in 39 strade

E' il dato che emerge dal Rapporto Caritas sulla Povertà. Nei quartieri del Ctp3 l'incidenza più elevata. Aumentano gli occupati che chiedono aiuto. In dieci anni triplicati gli italiani

E' stato presentato nella sede dell'Arcivescovado a Pisa 'Dal margine al centro: relazioni fragili e comunità disgregate', il 12° rapporto sulle povertà realizzato dall’Osservatorio diocesano delle povertà della Caritas pisana. Un bilancio sul 'capitolo poveri' per quanto riguarda l'anno 2016.

1.623 persone sono state incontrate nel 2016, il 4,4% in più rispetto all’anno precedente quando si fermarono a 1.554, quattro punti percentuali in meno rispetto ai 1.619 del 2014. E’ praticamente costante da tre anni il numero delle persone incontrate dei centri d’ascolto della Caritas diocesana. Il 35,8% di essi è italiano e 64,2% straniero ma negli ultimi dieci anni i primi sono triplicati (+193,1%; dai 286 dal 2007 ai 581 del 2016), mentre i secondi sono aumentati di 'solo' il 57,2%. Gli uomini incontrati sono stati 872 (53,7%), le donne 751 (46,3%). L’età media delle persone incontrate è di 51 anni per gli italiani e 39,5 anni per gli stranieri.

Le povertà anche a Pisa diventano di anno in anno sempre più complesse e richiedono un accompagnamento prolungato nel tempo “anche se - lamentano spesso gli operatori dei centri d’ascolto - raramente risolutivo”. Le 1.623 persone incontrate nel 2016, infatti, hanno effettuato ben 9.255 colloqui per una media di 5,7 a persona. Praticamente, nei dodici mesi considerati, ciascuna di esse è stata incontrata quasi sei volte.
La crescita della complessità delle situazioni affrontate quotidianamente dai centri Caritas è nei numeri: nel 2014 le persone incontrate furono 1.619, quattro in meno rispetto al 2016, quando i colloqui si fermarono a 7.591, ben 1.664 in meno. In quei dodici mesi, infatti, ciascuna persona è stata incontrata 4,7 volte.

Nuove povertà

I 'nuovi poveri', ossia le persone che si sono rivolte per la prima volta a un centro Caritas nel 2016, sono state 607, pari ad oltre un terzo (37,4%) del totale. Di essi 213 sono italiani (35,1%) e 394 stranieri (64,9%). Fra questi ultimi, però, il 38,9% si trova in Italia da più di 4 anni: “Non si tratta, dunque, di 'nuovi stranieri', ma di nuovi poveri, anche stranieri - scrivono al riguardo i redattori del Rapporto - al riguardo non può essere taciuta la grave crisi che, anche a Pisa, ha colpito l’edilizia, bacino occupazionale tradizionale di molti immigrati, balcanici e albanesi in particolare”.

Povertà croniche

Le situazioni a 'rischio di cronicizzazione', ossia quelle che riguardano soggetti conosciuti e seguiti dalla Caritas da oltre cinque anni, invece, nel 2016 hanno riguardato 415 persone, pari a circa un quarto (25,6%) del totale. Di essi 150 sono italiani e 265 stranieri. I primi, però, in dodici mesi sono aumentati del 37,6%, passando dai 109 del 2015 ai 150 del 2016; i secondi, invece, sono leggermente diminuiti (-5,4%).

Gli stranieri

Gli stranieri incontrati nel 2016 sono stati 1.042, il 64,2% del totale. Quasi i due terzi di essi (63,9%), però, è in Italia da almeno dieci anni, “un dato - spiegano i redattori del Rapporto - che racconta non tanto la crescita di nuove povertà di origine immigrata, quanto il permanere di quelle vecchie e il precipitare nuovamente in situazione di disagio e povertà da parte di cittadini stranieri che, in passato, erano riusciti a darsi una propria autonomia lavorativa, economica e di vita”.
Le comunità più numerose fra quelle che si rivolgono ai centri d’ascolto sono la rumena (11,3%), la marocchina (11,1) e l’albanese (9,4). Proprio quest’ultima è anche quella che, nell’arco di 12 mesi, ha realizzato la crescita più significativa, passando dai 49 del 2015 alle 98 persone del 2016 (raddoppiati in un anno). In netta crescita anche i filippini (+42,2% in un anno), una comunità da tempo significativamente presente sul territorio del comune di Pisa (dal 2012 è la seconda per numero di residenti) ma che solo a partire dal 2015 ha cominciato a rivolgersi alla Caritas con una certa intensità.

I senza lavoro

Quasi due terzi delle persone incontrate dalla Caritas di Pisa nel 2016 è senza lavoro (61%). Si tratta di 990 persone per le quali la mancanza di un’occupazione costituisce una delle principali cause di povertà. Eppure negli ultimi due anni la quota di coloro che vivono questa situazione è in diminuzione: le persone prive di un’occupazione, infatti, sono passate dalle 1.043 del 2014 alle 990 del 2016, un decremento del 5,1% in un biennio. Conseguentemente l’incidenza percentuale è calata di ben dieci punti percentuali: nei due anni considerati, infatti, la percentuale dei senza lavoro è scesa dal 72,1 al 61%.

Quando un reddito non basta più

Fra i poveri aumentano gli occupati, passati da 71 a 246 fra il 2012 e il 2016, e rimane rilevante la proporzione di coloro che percepiscono un reddito, sia esso da lavoro o da pensione: nel 2016, infatti, sono state 337 le persone in questa condizione che hanno avuto, comunque, l’esigenza di chiedere l’aiuto della Caritas, il 20,8% del totale. Si dividono quasi equamente fra italiani (49,3%) e stranieri (50,7).
In generale un reddito non basta per avere condizioni di vita decorose o a causa di condizioni di fragilità relazionale (la quota di separati/divorziati e vedovanze raggiunge il 32,4% contro una media generale del 23,3) o per le dimensioni del nucleo familiare e soprattutto la presenza di figli a carico (vive con i figli il 55,2% delle persone con reddito che si sono rivolte alla Caritas nel 2016 contro una media del 37,7%).

'Marginalità abitativa'

Una baracca, una roulotte o un vecchio rudere occupato. Più spesso una panchina, un porticato o l’androne di qualche palazzo. Operatori sociali e addetti ai lavori le chiamano situazioni di 'marginalità abitativa': a Pisa, nel 2016, i centri d’ascolto Caritas hanno incontrato 300 persone in questa situazione, circa un quinto (20,2%) del totale, un’incidenza in crescita rispetto al 2015 quando si era fermata al 13,8%.
Oltre la metà (51,5%) di chi ha chiesto l’aiuto della Caritas, invece, vive in un’abitazione stabile (in affitto e in un alloggio Erp ma anche di proprietà).

Povertà alimentare

Nel 2016 l’Emporio della Cittadella Solidarietà, lo speciale 'supermercato' per le famiglie più in difficoltà, promosso dalla Chiesa pisana dal 2013 nella Chiesa di San Ranieri al Cep, ha seguito 386 nuclei familiari per un totale di 1.337 persone, il 6,3% in più rispetto alle 1.258 del 2015.
Di essi il 64,8% è straniero e il 35,2% italiano.
Anche nel 2016 oltre un terzo (35,2%) delle persone seguite dalla Cittadella della Solidarietà è minorenne. Si tratta di 471 ragazzi e soprattutto bambini, che crescono in famiglie che vivono situazioni di disagio, in difficoltà nell’assicurargli tutti i supporti materiali ed educativi necessari alla loro crescita. Sono quasi tutti residenti a Pisa e dintorni: anzi ben il 30% di essi, è residente in nove strade del Comune di Pisa.
Rispetto al 2015 diminuiscono le famiglie monogenitoriali e aumentano quelle numerose, composte da una media di cinque o sei persone.

La mappa della povertà

Il Ctp 4 (23,3%) e soprattutto il Ctp 5 (27,2%) sono quelli in cui vive il maggior numero di persone residenti a Pisa che nel 2016 si è rivolto alla Caritas. Eppure quello in cui l’incidenza è più elevata rimane il Ctp3, corrispondente ai quartieri di Putignano, Riglione, Oratoio, Coltano, Le Rene, Ospedaletto e Sant’Ermete. Emerge anche questo dal 12° Rapporto sulle povertà della Caritas di Pisa che ha dedicato un approfondimento specifico al territorio del Comune di Pisa.
Rispetto al 2015, dunque, cresce la quota di persone che hanno avuto la necessità di rivolgersi a un centro d’ascolto residenti in quella vasta porzione di città che va dai centralissimi quartieri di Sant’Antonio e San Martino fino a Cisanello e Pisanova, corrispondente appunto ai territori dei Ctp 4 e 5: nel 2016, infatti, vive in questo territorio oltre la metà (50,5%) dei residenti a Pisa che si sono rivolti alla Caritas contro il 43,3% dell’anno precedente.
Come detto, però, il Ctp 3 rimane quello in cui l’incidenza è più elevata (11,88 per mille). Tutti gli altri Ctp del comune, anche nel 2016, mostrano un’incidenza superiore al 9 per mille eccezion fatta per il Litorale (dove le situazioni di disagio, per quel che riguarda le realtà del volontariato, sono seguite soprattutto dalla Pubblica Assistenza) e per il Ctp 6 (6,65 per mille), corrispondente alla zona un po’ più benestante della città.

Povertà e 'rischio ghettizzazione'

Oltre un sesto (18,2) delle persone incontrate dalla Caritas nel 2016 vive fra Cisanello e Pisanova. Quasi una su dieci (8,1%) al Cep, il 6,2% a Sant’Ermete, il 6% a San Martino e il 5,8% a San Giusto. Sono alcuni dei dati relativi alla distribuzione sul territorio del comune di Pisa delle situazioni di povertà incontrate dalla Caritas.
Anche a Pisa, infatti, disagio e marginalità tendono a concentrarsi in alcuni quartieri e aree specifiche: basti dire che quasi la metà (44,3%) delle persone incontrate dalla Caritas vive in 39 strade, e poco meno di un quinto (18,8%) in sole dieci, corrispondenti a 138 persone.

Immigrazione a Pisa

Nel Ctp 4, quello che copre anche l’area della Stazione, è straniero quasi un residente su cinque (19,4%). È l’area con l’incidenza più elevata di un comune, come quello di Pisa, con una quota di popolazione straniera in linea con quella delle città metropolitane dell’Italia centro-settentrionale: è vero, infatti, che nella Zona Pisana l’incidenza della popolazione straniera è del 9,5% e a livello provinciale del 9,8%, ma se ci si limita al territorio comunale la percentuale sale al 13,6%, un dato analogo a quello di Roma (13,1%) e leggermente inferiore a Bologna e Firenze.
 

I servizi

32.972 pasti preparati e distribuiti alle 616 persone che hanno avuto accesso a una delle tre mense cittadine per i poveri (quelle diurne del Cottolengo e di San Francesco e quella serale di Santo Stefano Extra Moenia), compresi i 4.056 cestini confezionati nel periodo estivo. E’ uno dei dati relativi ai servizi erogati dalla Caritas diocesana nel 2016. Un altro riguarda i 2.406 pacchi spesa confezionati negli stessi dodici mesi e consegnati a 425 famiglie.
Le docce effettuate nel servizio di via delle Sette Volte, invece, sono state 1.933, circa cinquecento in più rispetto agli anni precedenti. “Tale aumento - scrivono i redattori del Rapporto - è spiegato sia dall’apertura del servizio per un giorno in più la settimana, sia dal fatto di essere riusciti a garantirlo per tutto l’anno”. In tutto le persone che ne hanno beneficiato sono state 198.

Quasi 140mila chili di generi alimentari distribuiti dalla Cittadella della Solidarietà in dodici mesi, l’1% in più rispetto al 2015. Nel 2016 la parte del leone l’hanno fatta i latticini e i formaggi: 23.450 chili grazie agli accordi fra Caritas Pisa e alcuni supermercati di Pisa e dintorni relativi al ritiro dei prodotti più freschi. Segue la pasta (19.220 chili) e i prodotti per la prima colazione (13.164 chili).
Complessivamente il valore economico corrispondente agli alimenti distribuiti nel 2016 dalla Cittadella è pari a 644mila euro, il 3,2% in più rispetto all’anno precedente: quasi 83mila di latticini e formaggi, 81mila di pane e panificati e quasi 70mila di prodotti per la prima colazione.

Microcredito

Finanziati 131 interventi di microcredito in due anni (dal 2014 al 2016) per un ammontare complessivo di 335.173 euro grazie al 'Prestito Sociale' della Regione Toscana soprattutto, ma anche alla convenzione stipulata fra Arcidiocesi di Pisa e Banca Popolare di Lajatico e al 'Prestito della Speranza 3.0' della Cei. Oltre un quarto (27,1%) dell’importo complessivo dei finanziamenti è stato destinato alla copertura di canoni di locazione e più o meno altrettanto (28,9%) al pagamento di altre utenze o a sanare situazioni di indebitamento (con finanziarie soprattutto ma anche con istituti di credito a causa di scoperti sul conto corrente). La destinazione più consistente (37,5%), però, ha riguardato piccoli interventi di natura promozionale volta a stimolare l’autonomia dei beneficiari: l’acquisto e la riparazione di mezzi di trasporto, ma anche la copertura dei costi assicurativi ad essi collegati e i corsi di formazione professionale. Il 70% degli interventi ha riguardato cittadini italiani e il 30% stranieri. Il dato sul tasso di restituzione è disponibile solo per il 'Prestito Sociale' ed è superiore al 40%.

Sistema Caritas

949.983 euro. In pratica quasi un milione.  E’ il valore economico complessivo stimato dalla Caritas diocesana dei servizi erogati nel 2016 sul territorio esclusivamente con risorse proprie, quindi escludendo quei servizi per i quali è prevista una qualche forma di contributo pubblico (sostanzialmente solo il microcredito). Un valore sostanzialmente analogo a quello del 2015 (934.895) e che fa riferimento solo alle prestazioni erogate, al netto del costo del lavoro (sia degli operatori assunti che dei volontari) necessario per erogarle.
La parte del leone, anche quest’anno, la fa la 'Cittadella della Solidarietà' con un valore complessivo di 644mila euro. Segue il sistema delle mense (169mila euro), i 'pacchi spesa' (88mila) e le docce (11mila).


“La povertà, nelle sue forme più evidenti, si sta spostando dalle periferie al centro delle città, spesso rimaste vuote e prive di residenti e gli spazi rimasti vuoti progressivamente si degradano fino a diventare zone franche nelle quali cessano le relazioni corte tra famiglia e famiglia e in cui la stessa comunità cristiana fa grande fatica ad esprimersi perché ridotta spesso ad una comunità di anziani, con pochissime famiglie giovani - ha sottolineato l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto alla presentazione del Rapporto - non si può pensare di affrontare in maniera adeguata le sfide delle nuove povertà se non si ritorna a proposte educative serie che siano capaci di rilanciare la bellezza delle relazioni interpersonali e sociali e che aiutino a dare senso e vigore a una vita comunitaria che contrasti l’attuale individualismo imperante”.

“Siamo schiacciati dalle richieste sempre crescenti di chi grida il suo bisogno di essere aiutato a sopravvivere e il dato che racconta la crescita delle persone che conosciamo di più ne è il segno più evidente”. E’ il grido d’allarme lanciato dal direttore della Caritas diocesana di Pisa don Emanuele Morelli. “Non siamo bravi - ha proseguito - quando facciamo crescere le risposte, alle domande che ci vengono fatte, ma quando le nostre risposte fanno diminuire la domanda di aiuto con la quale veniamo a contatto”. Per il sacerdote, in particolare, “ci provoca il numero delle famiglie con minori che accogliamo: sono ragazzi e ragazze che già oggi hanno minori opportunità rispetto ai loro coetanei: il segno 'meno' segna la loro vita nelle dimensioni della cultura, del sano divertimento, di prospettive certe di futuro. Il dato della mancanza di lavoro esige che tutta la società civile metta a tema la necessità di far ripartire le opportunità lavorative. E’ necessario - ha concluso - ed urgente passare dall’assistenza alla promozione, scegliendo di camminare con decisione i percorsi inesplorati della generatività”.

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