Cronaca

Sos in fattoria: tre razze pisane a rischio estinzione

Sono il Mucco Pisano, la pecora Pomarancina e il cavallo di Monterufoli. La loro sopravvivenza è garantita dal grande lavoro degli allevatori

Tre razze pisane a rischio estinzione: il Mucco Pisano, la pecora Pomarancina e il cavallo di Monterufoli. Il loro numero, ancora troppo fragile per garantire una continuità nel tempo, le ha confermate tra le venti razze toscane che rischiano di sparire dalla faccia della terra. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Pisa sulla base dei dati forniti dall’Associazione Regionale Allevatori in merito all’allarme lanciato dalla Fao, secondo cui il 17% delle razze nel mondo rischia l’oblio, per sempre, mentre un altro 60% è in stato di rischio sconosciuto per mancanza di dati sulla dimensione e la struttura della popolazione. E’ solo grazie all’impegno e al lavoro degli allevatori per garantire una straordinaria biodiversità e alle risorse messe ipecora pomarancina-2n campo dal Piano di Sviluppo Rurale per favorire la crescita della popolazione nella nostra regione di alcune particolari razze, che appartengono alla nostra storia e tradizione zootecnica, che queste razze hanno ancora un futuro davanti. “I nuovi sbocchi commerciali garantiti dalla rete dei mercati e dalle fattorie di Campagna Amica - spiega Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Pisa - hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà. Razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione con il canale della vendita diretta, della trasparenza, della tracciabilità e della territorialità hanno un ruolo nella filiera e nei mercati. Le razze autoctone presenti sul nostro nostro territorio racchiudono, oltre che un importante valore economico, la nostra storia, la nostra cultura e la nostra biodiversità”.

Tra i bovini il Mucco Pisano o Pisana, figlia dell’incrocio tra la chianina e la bruna alpina, merita un posto nella classifica italiana e toscana con poco meno di 500 esemplari. Negli anni ’80 erano meno di 100. Sfogliando i dati si scopre che sull’Arca di Noè toscana sono saliti la Pomarancina (1.780 capi) riunita anch'essa in un consorzio molto operoso nato nel 2008 che ne valorizza la carni e di cui fanno parte una decina di allevatori della Val di Cecina, ed il celebre cavallo monterufolino della Contessa Wrangler, moglie di Ugolino della Gherardesca. Una razza molto diffusa nell’area delle Colline Metallifere, nell’entroterra pisano, un tempo usato per il trasporto a sella o a calesse, e addirittura nel circo. La storia di questo equino risale agli inizi del 1900.

In questi anni Coldiretti, insieme all’Associazione Regionale Allevatori, ha lavorato per ampliare e per assicurare, attraverso il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana, contributi finanziari agli allevatori che costituiscono l’elemento indispensabile per evitare estinzione ma anche per creare nuove opportunità. “A fianco del recupero genetico - spiega Diego Stiaccini, presidente provinciale degli Allevatori - è stato importante legare tutta la parte della Cavallo Monterufoli-2commercializzazione delle carni e dei prodotti derivati. Ciò nonostante le difficoltà non mancano: il Mucco Pisano sta vivendo una nuova stagione di preoccupazione a causa della chiusura di alcune stalle, mentre la Pomarancina, che da un lato ha riportato la zootecnia in aree del nostro territorio svantaggiato perché ha caratteristiche di adattabilità e sostenibilità ambientale del 100% vivendo completamente al pascolo, subisce dimezzamenti da parte dei lupi e canidi. Sono il loro piatto prelibato”.

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