La Casa della donna riapre e lancia la campagna 'Nessuna da sola'

In due mesi il centro antiviolenza ha ricevuto 207 telefonate. Partita la raccolta fondi per sostenere le donne in difficoltà economica a causa dell'emergenza Coronavirus

La Casa della donna riapre la sua sede in via Galli Tassi dopo oltre due mesi di chiusura. Con il lockdown, tutte le attività erano state sospese, ad eccezione del centro antiviolenza, il cui servizio di ascolto e accoglienza ha ricevuto in questi ultimi due mesi ben 207 chiamate. Da ieri, lunedì 18 maggio, sono di nuovo attive la segreteria e la biblioteca, che hanno riaperto al pubblico in sicurezza e nel rispetto delle misure anti-contagio (vedi orari di apertura e modalità di accesso).

Per offrire un aiuto concreto alle donne che, a causa del lockdown e della crisi innescata dalla pandemia, sono in situazioni di difficoltà economica, la Casa della donna ha lanciato la campagna di crowdfunding 'Nessuna da sola' sulla piattaforma Eppela. Grazie al sostegno dell’azienda farmaceutica Msd, ogni donazione verrà raddoppiata e permetterà di aiutare almeno 10 donne seguite dai servizi dell’associazione o in uscita dalla casa rifugio. Si tratta soprattutto di donne sole con figli e figlie, donne senza lavoro o precarie, donne migranti, donne con vissuti di violenza. Donne la cui vita è stata resa ancora più difficile dall’emergenza Coronavirus.

"Dopo un gran lavoro per mettere in sicurezza la nostra Casa, finalmente riapriamo - dichiara Carla Pochini, presidente della Casa della donna - abbiamo predisposto tutto ciò che le norme e il buon senso suggeriscono per garantire il distanziamento sociale. In particolare per la biblioteca abbiamo previsto il servizio di prestito su appuntamento e anche una quarantena di 10 giorni per i libri che vengono restituiti. Riapriamo senza però dimenticare che la ripresa sarà lunga e difficile per molte donne. Ecco perché abbiamo deciso di lanciare anche la campagna di crowdfunding 'Nessuna da sola'. Vogliamo offrire un aiuto concreto alle donne che, a causa di questa emergenza, vivono situazioni di grande precarietà. Questa emergenza, infatti, rischia di far pagare alle donne un prezzo altissimo in termine di lavoro, autonomia economica e sicurezza sociale".

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