"Mancano reagenti e macchinari, ma i test rapidi potrebbero migliorare la situazione"

Il professor Mauro Pistello, direttore dell’Unità operativa Virologia dell’Aoup, spiega i motivi dei ritardi sui tamponi: "La domanda di questi prodotti è molto superiore alla capacità di offerta delle aziende"

Consegne lente, assenza di reagenti e di macchinari in numero sufficiente per processare i test. Sono le principali criticità evidenziate dal professor Mauro Pistello, direttore dell’Unità operativa Virologia dell’Aoup. Problematiche che, con l'importante aumento dei tamponi effettuati, spiegano le ragioni delle lunghe attese e dei disagi di molte famiglie nel conoscere i risultati dei test.

"I tamponi effettuati nelle zona pisana - spiega Pistello - vengono raccolti da corrieri abilitati al trasporto di materiale infettivo e vengono portati alcuni a Pisa e altri a Livorno, a seconda della capacità ricettiva delle strutture. Un primo problema è che dal momento del prelievo a quello della consegna passano diverse ore. Capita anche che i campioni prelevati al mattino ci vengano consegnati in nottata. Ne arrivano centinaia tutti insieme, poi vanno processati. Abbiamo quattro macchinari, in grado di analizzare complessivamente circa 200 tamponi per volta. Ma ogni processo dura 4 ore. Siamo tarati per analizzare circa 1500 tamponi al giorno ma in questo momento ne arrivano una media di 2500".

Alcuni tamponi hanno poi la priorità. "I primi ad essere processati devono essere quelli relativi alle urgenze del pronto soccorso. Questi vengono analizzati entro 6 ore. Ci sono poi quelli delle preospedalizzazioni che devono avere risposta entro 24 ore. In sostanza se un paziente ha un intervento domani, gli facciamo un tampone oggi e a seconda del risultato del test dovrà seguire differenti percorsi in ingresso. I test dei pronto soccorso e quelli delle preospedalizzazioni da soli sono una media di 6/700 al giorno. Poi passiamo agli altri. Bisogna inoltre considerare che le macchine sono come dei treni: una volta partite non è possibile fermarle ed aggiungere altri test".

"Il problema - continua Pistello - non è tanto il personale. L'Aoup si è organizzata ed ha sviluppato un modello gestionale che ci è stato copiato. Il problema è che i macchinari sono troppo pochi e mancano i reagenti per farli funzionare. Era noto a tutti che ci sarebbe stata una seconda ondata ma nessuno si aspettava che sarebbe avvenuta così presto e in questo modo. Prime tra tutte le stesse ditte produttrici che tra l'altro sono poche. La domanda di questi prodotti, nel mondo, è in questo momento di gran lunga superiore alla capacità di offerta e il sistema è andato in crisi". A pesare anche il cambio nel sistema di monitoraggio. "A marzo e aprile - spiega Pistello - i tamponi venivano effettuati solo sulle persone che avevano determinati sintomi. Ora il monitoraggio si è molto ampliato per evitare focolai e quindi non è stato possibile fare scorte di questi prodotti".

Una situazione che potrebbe complicarsi ulteriormente con l'arrivo dell'influenza stagionale. Un fattore di cui "al momento non sentiamo gli effetti - afferma Pistello - ma che sicuramente nelle prossime settimane potrebbe aumentare ulteriormente le criticità". Un contributio importante potrebbe però arrivare nei prossimi giorni con i test rapidi. "Dalla prossima settimana - spiega il professore - dovrebbero essere messi a disposizione dei medici di base i test antigenici rapidi, in grado di fornire dei risultati in circa 15 minuti. Potranno essere fatti direttamente negli studi medici. Hanno meno affidabilità ma consentiranno comunque di fare già un primo screening e, in caso di risultato positivo, effettuare poi i tamponi".

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