Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Sbranato dai cani a Biscottino: la posizione della Dav Onlus

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Il recente fatto di cronaca non può evitare di spingerci verso una serie di riflessioni riguardo a come alcune Amministrazioni gestiscono il tema degli animali, in particolare il rispetto per i cani.
Pur esistendo una normativa di riferimento specifica che chiarisce responsabilità e compiti (la Legge Regionale Toscana n.59/2009 stabilisce nel Sindaco il responsabile diretto dei cani “vaganti” e assegna ai Comuni il compito della cattura e della custodia degli stessi), di fatto molto poco viene applicato.
Sono frequenti, infatti, le segnalazioni di cittadini che si sentono negare dalle autorità competenti un intervento per il recupero di un cane vagante: mancanza di personale, mancanza di informazione interna, scarsa collaborazione, sono le risposte più comuni. A questo si aggiunge un atteggiamento di alcune Amministrazioni volto spesso a minimizzare il problema, come dimostra il totale disinteresse riguardo l'obbligo che la LR. 59/2009 imporrebbe ad ogni Comune, di dotarsi di un canile comunale.
Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, le Amministrazioni preferiscono di gran lunga affidare i cani a strutture private, finanziate attraverso i soldi forniti dalle stesse per il mantenimento, che nel tempo si trasformano in carceri a vita e dai quali i cani sono destinati a non uscire più, proprio perché rappresentano la fonte di sostentamento dei canili privati stessi. E si tratta di soldi pubblici, naturalmente.
Di fronte ad episodi drammatici come quello accaduto a Biscottino, allora, verrebbe da esclamare “chi e' senza peccato scagli la prima pietra”,perchè il problema della carente custodia dei cani e' innanzitutto un fatto culturale che investe i cittadini spesso impreparati nella gestione di animali, che a causa dell'urbanizzazione esplosiva, non possono più essere tenuti come ci e' stato insegnato dai nostri padri e dai nostri nonni. Il problema riguarda anche la maggior parte delle Amministrazioni comunali che sono responsabili di “leggerezza” non solo perchè demandano la custodia ai canili privati e non vigilano a sufficienza sul rispetto della normativa vigente: esse si rendono anche responsabili della totale assenza di iniziative sociali e culturali che possano sensibilizzare il cittadino medio circa l'importanza dell'educazione e della buona custodia di questi animali che, loro malgrado, si trovano a vivere in una condizione urbana problematica e piena di vincoli e sovrastrutture umane.
Quanto e' accaduto ci ricorda, una volta di più, che il tema della relazione uomo-animale e, in particolare uomo-cane, non può più essere considerato come uno tra gli ultimi interessi della cittadinanza ne' delle Amministrazioni. Laddove confinare non può essere considerata una soluzione razionale, e' assolutamente indispensabile che i Comuni si rendano portavoce di nuovi modelli di convivenza basati sul rispetto della vita e improntati sulla responsabilità di tutti a svolgere il proprio ruolo.


 

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