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Coronavirus, meno ricoveri ma ancora molti contagi: "Cauto ottimismo, serve grande attenzione"

Il direttore di Malattie infettive Francesco Menichetti fa il punto sulla pandemia, fra Pisa e la Toscana, nel momento in cui la seconda ondata sembra passare

Cauto ottimismo, ma con la necessità di tenere alta l'attenzione per evitare che il comunque elevato numero di contagi non richieda nuovi sforzi di contenimento. Il professore Francesco Menichetti, direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, fa il punto sulla lotta al Coronavirus, con un occhio in particolare alla situazione locale, che appare nettamente migliorata rispetto l'inizio della seconda ondata di settembre 2020.

"C'è una flessione evidente nei ricoveri - analizza il medico - in ospedale qua a Pisa avevamo superato i 200 ricoverati, nel momento di picco della seconda ondata; ora sono circa 70, di cui 16 in terapia intensiva. Sono numeri che ci permettono di adempiere a tutte le funzioni richieste alla struttura, non dovendo pensare solo al Covid. L'elemento però della diffusione dei contagi deve invitare alla massima cautela".

Sul fronte nazionale i numeri dei nuovi casi non tendono a calare come si potrebbe auspicare, mentre l'indice dei contagi toscano ha invece permesso alla Regione di essere solidamente in 'zona gialla'. "E' evidente - prosegue Menichetti - che quando siamo stati arancioni, con molte altre regioni gialle, in molti siano stati scontenti, ma l'organizzazione della risposta ha permesso di essere nella situazione di oggi, molto migliore rispetto alle altre regioni. Siamo anche arrivati a poter riaprire le scuole".

Secondo Menichetti quindi "siamo in un momento molto delicato, con sì una situazione che fa ben sperare, ma con il potenziale di contagio che resta elevato. E nel mentre è partita anche la campagna vaccinale, che interessa gli operatori sanitari ma che verrà poi estesa alla popolazione. Si deve quindi invitare alla massima cautela. Nella scuola ad esempio si devono applicare in maniera impeccabile le misure di prevenzione, in particolare contro gli assembramenti, nei momenti di aggregazione, come all'entrata e all'uscita dai plessi. Si deve continuare a fare i necessari sacrifici. Riaprire le scuole era una priorità, oggi si può fare, con molta prudenza". "Per il fronte locale sono ottimista - conclude Menichetti - più che per lo scenario nazionale, che resta non così confortante. La Toscana mi è sembra ben organizzata, speriamo di non avere le conseguenze che abbiamo avuto dal 15 settembre".

Sul fronte vaccini il medico dice che "in ambito sanitario c'è grande interesse, sono più coloro che chiedono di essere vaccinati che le dosi disponibili. E' un presidio importante. Leggo di obiettivi nazionali in realtà poco realistici, 42 milioni di vaccinati per l'immunità di gregge sono difficili da raggiungere. Per marzo sarebbe già positivo arrivare a proteggere gli operatori degli ospedali ed i più deboli, a rischio complicazioni o morte, direi una 20ina di milioni di persone. Aiuterebbe sicuramente ad evitare la forte pressione sugli ospedali a cui il Covid obbliga".

In definitiva sembra che sul fronte toscano, ed in particolare pisano, tutti i mesi di lotta abbiamo comunque aumentato la capacità di risposta all'emergenza, ma l'attività ha un costo umano enorme, specie per gli operatori sanitari: "Di questa esperienza ne avrei fatto volentieri a meno - confessa infine il medico - e la interromperei anche al più presto. E' pesante, per tutti. Fa morti, tanti. E' un disastro mondiale. E' un anno che si va avanti così, siamo fatti di carne ed ossa, non siamo bionici. Siamo sulla corda senza respiro da quando è cominciata la pandemia. Speriamo ora si possa andare a chiudere questa storia".

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