Università e sociale: visita del rettore Mancarella al carcere Don Bosco

All'interno del penitenziario è attivo dal 2003 un polo didattico. Dopo il confronto con alcuni detenuti-studenti il Rettore ha promesso che "quest'incontro non sarà episodico"

Il rettore Paolo Mancarella

Negli scorsi giorni, una delegazione dell'Università di Pisa, composta dal rettore Paolo Mancarella, dal prorettore per i Rapporti con gli enti del territorio Marco Gesi, e dai docenti Andrea Borghini, Vinzia Fiorino, Cesare Letta e Gerardo Pastore, hanno visitato il carcere Don Bosco. L'iniziativa è avvenuta in occasione di uno dei seminari del ciclo 'Comprendere il passato per orientarsi sul futuro: crisi e trasformazioni in un mondo che cambia', che i dipartimenti di Civiltà e Forme del Sapere e di Scienze Politiche stanno portando avanti all'interno della Casa Circondariale, con lezioni di Alfonso Maurizio Iacono, Saulle Panizza, Matteo Villa, Gianluca Fulvetti, Alessandro Breccia, Vinzia Fiorino, Gerardo Pastore e Michele Battini.

L'Ateneo, che da anni ha attivo un polo didattico all'interno della casa circondariale, ha voluto segnalare così la propria vicinanza alle problematiche del mondo recluso. Il Polo Universitario Penitenziario di Pisa è stato costituito ufficialmente il 14 maggio 2003 e da allora ha ospitato e sostenuto nel loro percorso didattico oltre 100 studenti afferenti a diversi corsi dl laurea. Nel novembre 2006 si è avuta la prima laurea, conseguita con il massimo dei voti e cum laude, in Scienze dei Beni culturali, indirizzo archeologico. A seguire, ne sono arrivate altre in Lettere, Ingegneria, Economia e Commercio, Scienze Politiche, Giurisprudenza e Agraria.

Dopo le parole del direttore della struttura Fabio Prestopino, che ha ringraziato il rettore Mancarella per l'attività del polo universitario, c'è stato un incontro con i detenuti studenti, anche per raccogliere suggerimenti e richieste. All'eterogenea classe, che conta uomini di età distanti da quelle canoniche e anche molto diverse tra loro, si sono aggiunte due giovani donne della sezione femminile. Un rappresentante dei detenuti ha spiegato: "Studiare ci ridà dignità e se, grazie a questo, anche un solo ragazzo in più ritroverà la propria strada, ne sarà valsa la pena". Nella risposta il rettore ha preso un impegno: "Noi ci siamo; quest'incontro non sarà episodico, ci rivedremo presto".

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