Venerdì, 25 Giugno 2021
Incidenti stradali

Pony express morto in scooter, i sindacati: "Ennesima tragedia"

Il coro delle polemiche non si arresta per la morte di Maurizio Camillini, mentre sono in corso accertamenti sulla sua posizione lavorativa

Gli inquirenti vogliono capire l'effettiva posizione lavorativa ricoperta da Maurizio Camillini, il pony express morto nella notte fra il 4 ed il 5 settembre a causa di un incidente mentre effettuava una consegna. Sono in corso gli accertamenti in questo senso da parte dei Carabinieri: secondo quanto si apprende il 30enne era al secondo giorno di lavoro, da capire quindi è se ci fosse una copertura contrattuale per il periodo di prova o meno.

Il caso ha generato una forte reazione dei sindacati. Il Sindacato Generale di Pisa ha espresso "dolore e rabbia dinanzi all'ennesima morte sul lavoro, perchè i pony express lavorano e spesso in condizioni di grave pericolo e disagio per pochi euro al giorno. Sono lavoratori a cottimo, senza generalizzare molti di loro a nero, non sono più solo giovani studenti bisognosi di reddito per integrare i bilanci familiari. Sarebbe il caso di guardare con attenzione alle condizioni di vita di questa forza lavoro precaria".

Sulla stessa linea anche il Cub Trasporti di Lucca, che è voluto intervenire sulla vicenda: "Cominciamo subito a dire 'Non é lavoro, é sfruttamento', pagati tramite rimborsi minimi e sfruttati per anni con contratti part-time, pagati cifre irrisorie a cottimo e privi di ogni tutela. Oggi questo è diventato il mondo del lavoro, vediamo anche le situazioni di ricercatori universitari, operai metalmeccanici, medici e altre categorie tradizionalmente tutelate, che oggi invece risultano ingabbiate tra le maglie del precariato".

Le reazioni: "Non è un semplice incidente stradale"

La Cgil di Pisa ha scritto in una nota che "sono molti i giovani che lavorano come Maurizio, precari o stabili che siano, corrono per pochi euro al mese e, nel loro lavoro ogni giorno sulle ruote e sulla strada, ogni giorno rischiano di cadere. La Cgil è impegnata da tempo in una battaglia per il rispetto delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro ed è sempre più convinta della necessità di aggiornare le valutazioni dei rischi anche per questi lavori 'giovani' che per la loro precarietà e povertà di salario hanno una forte rotazione di personale e quindi poca esperienza e poca conoscenza di diritti e rischi da parte dei nuovi entrati. Ma insieme alla battaglia per la sicurezza vogliamo denunciare con forza che l'aumento sproporzionato del lavoro fragile, precario e poco tutelato e la flessibilità sempre più richiesta al lavoro stabile, la sua frammentazione in mille appalti, l'aumento del tempo di lavoro, ed il continuo risparmio nell'investimento in salute e sicurezza, producono e produrranno sempre più sofferenza, infortuni e incidenti mortali. Inoltre i continui tagli agli organi ispettivi hanno ulteriormente ridotto i controlli sia in materia di rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro che di regolarità nelle modalità di assunzione".

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