Giovedì, 16 Settembre 2021
Cronaca Centro Storico / Via Giosuè Carducci

Andrea Bocelli si racconta agli studenti: "Seguite le vostre vocazioni"

Il tenore, ospite dell'associazione Ex Allievi, è stato intervistato dagli studenti del Sant'Anna. L'artista ha toccato tematiche importanti, ripercorrendo i suoi ricordi da studente, cantante e padre di famiglia

Andrea Bocelli e Giuliano Amato

Andrea Bocelli e gli studenti universitari, un incontro coinvolgente che ieri pomeriggio ha gremito la Chiesa di via Carducci. L'artista è stato presentato dal Presidente della Scuola Superiore Sant'Anna, Giuliano Amato che lo ha definito "una persona che restituisce l'orgoglio di essere italiani". Bocelli si è subito prestato a rispondere alle domande che gli venivano poste, ripercorrendo con i ragazzi i ricordi della sua vita: da quando era studente di giurisprudenza nell'ateneo pisano a quando ha deciso, un po' per caso, di intraprendere la carriera da cantante lirico che lo ha portato sulla vetta del successo.

Un uomo umile e sereno, che tra saggezza e la tipica ironia toscana è riuscito a sviscerare argomenti complessi e delicati, come l'eutanasia, la fede religiosa e la crisi attuale, cercando di trovare gli aspetti positivi per incoraggiare i giovani a non arrendersi alle difficoltà e continuare a combattere per i propri obiettivi.

"Ricordo con piacere i miei anni universitari - ha cominciato a parlare Bocelli, rispondendo alla domanda che gli chiedeva di raccontarsi come studente e di dare qualche consiglio - adesso sorrido ripensando a quando ero stato bocciato all'esame di Diritto Penale. Un esame tosto, che pensavo di aver capito e invece non era così. Comunque non mi arresi e all'appello successivo provai a ridarlo e meno male andò bene. Sono nato e cresciuto in campagna e non pensavo minimamente di diventare un cantante, da noi fare il musicista è considerata una cosa un po' bizzarra. Ma adesso eccomi qui, quindi se vi posso dare un consiglio è quello di non accettare mai consigli da nessuno ma solo di impegnarvi e amare quello che fate".

Andrea Bocelli ha poi parlato del momento di crisi che sta vivendo l'arte in Italia: "Il futuro di un paese è ancorato alla cultura e dobbiamo capire che le cose non arrivano sempre dallo stato o dall'alto, bisogna cominciare da noi, dal nostro lavoro e dall'impegno per le cose che facciamo. Sono convinto che quando una persona fa il suo lavoro al meglio trova sempre il modo per avere successo, come è avvenuto per Maria Callas e altri grandi artisti. Ma perché il teatro e la lirica possano rivivere la loro età dell'oro, devono essere sganciate dalle dinamiche politiche e affidate alla direzione di persone competenti che amano lo spettacolo, sapendolo trasmettere al pubblico".

Le domande degli studenti arrivano anche all'argomento beneficenza. Bocelli si è sempre dato da fare nel sociale e in tal senso ha creato la 'Bocelli Foundation' in America per potersi muovere più semplicemente senza i numerosi cavilli burocratici che ci sono in italia. Bocelli ha anche accettato la presidenza onoraria della Fondazione Arpa, offertagli dal Professor Franco Mosca, presente all'incontro di ieri con gli studenti. Tra gli obiettivi dell'artista c'è sempre stato quello di lottare contro la povertà e il dolore, cercando di restituitre un po' di dignità a chi, per cause di forze maggiore, non ce l'ha.

Il momento di maggior spessore viene raggiunto quando una studentessa gli chiede di parlare di fede e del ruolo che ha avuto la spiritualità nella sua esperienza artistica. Bocelli allora racconta di come da giovane dicesse di essere agnostico. "Era un termine che mi sembrava suonasse bene - risponde Bocelli sorridendo - ma dopo un po' di tempo ho capito che l'essere agnostico non mi bastava più e mi son trovato di fronte a un bivio: quando ho capito che mettere al mondo dei figli senza credere in niente sarebbe stata per loro una sorta di condanna e non avrebbe avuto senso per me chiamarli a vivere una vita senza speranza, allora ho cominciato a credere in Dio e a scommettere sulla sua presenza".

"Per quanto riguarda la fede nel mio lavoro - continua a parlare l'artista - credo che la musica classica e la lettura aiutino ad elevare la spiritualità di ognuno di noi. Sono convinto che le parole di alcuni componimenti siano la musica della letteratura e riescano a legare perfettamente questi due mondi culturali".

Per finire Bocelli parla di vocazioni e di come debbano essere sentite e seguite senza esitazione: "Ragazzi, io ho iniziato a cantare, un po' per caso, ascoltando la voce del tenore Franco Corelli. La sua musica mi aveva talmente rapito che cominciai ad imitarlo ogni giorno e, imitandolo, ho capito che cantare mi piaceva sul serio e che insieme  alla musica avrei dovuto far uscire una parte di me. Se non avessi mai sentito la voce di Corelli forse a quest'ora sarei un avvocato".

Bocelli se ne va così tra gli applausi degli studenti: musica e parole possono elevare un uomo. E forse, sentire la voce di Franco Corelli, non è stato poi un caso, ma un segno del destino.

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