Maleodoranze ed emissioni, il bilancio Arpat 2019: Pisa e Zona del Cuoio le aree critiche

L'Agenzia valuta i casi più segnalati dai cittadini lo scorso anno, indicando gli interventi eseguiti

Pisa è un territorio caratterizzato da forti pressioni ambientali. Lo afferma l'Arpat, che spiega come la provincia sia seconda in Toscana per numero di segnalazioni (199) dopo Firenze, segnalazioni pervenute all'ente nel corso del 2019. Secondo il bilancio che traccia l'agenzia, Pisa ed i comuni della zona del Cuoio sono i più coinvolti da maleodoranze ed emissioni in atmosfera, mentre "le segnalazioni provenienti dagli altri Comuni e relativi ad altre matrici risultano residuali e nettamente inferiori rispetto agli anni precedenti".

Per quanto riguarda il Comune di Pisa, sono tre le aree più problematiche per i cattivi odori: 

1. La zona di San Piero a Grado, che nel periodo di settembre è stata oggetto di forti maleodoranze dovute allo spandimento di coincimi prodotti a partire da rifiuti, fortemente odorigeni, provenienti da un impianto della Lombardia (provincia di Brescia). Le condizioni meteo, tempo sereno e direzione del vento sfavorevole, hanno permesso che i residenti della località venissero investiti dall'odore nauseante. Ad Arpat sono arrivate 15 segnalazioni in pochi giorni, dal 4 al 18 settembre 2019. L'interruzione dello spandimento, imposta con ordinanza del Sindaco richiesta anche da Arpat e dalla Asl, ha consentito all'emergenza di rientrare nei giorni immediatamente successivi.

2. La zona industriale di Ospedaletto, con frequenti maleodoranze imputabili a più fonti, tra cui, prevalentemente, l'impianto di gestione e trattamento rifiuti HerAmbiente S.p.A. (ex Teseco), altre attività produttive presenti nella zona, il vicino campo rom, smantellato a settembre 2019, con i numerosi abbruciamenti di materie soprattutto plastiche. Per quanto riguarda Herambiente Arpat, a seguito degli interventi effettuati, ha relazionato più volte nel corso degli anni circa le carenze derivanti dall'impianto; nel 2019 i periodi più critici sono stati maggio, quando sono stati effettuati lavori di asfaltatura del piazzale dell'impianto e settembre/ottobre, quando si è verificato un maggiore afflusso di camion carichi di fanghi da depurazione civile da stabilizzare, prima dell'utilizzo in agricoltura. "Nel corso del 2019, comunque - afferma il responsabile del Dipartimento di Pisa Gaetano Licitra - con la realizzazione del nuovo parcheggio delle autocisterne maleodoranti, si è verificata una significativa riduzione degli esposti, sebbene purtroppo il verificarsi dell'epidemia in corso abbia determinato un'attuale diversa gestione degli ingressi, con il risultato di rinvigorire le proteste, a seguito delle quali Arpat è intervenuta per promuovere una soluzione".

3. La zona del litorale (Calambrone e Tirrenia) che registra il maggior numero di segnalazioni per cattivi odori provenienti dal confinante territorio livornese e di Stagno, nel Comune di Collesalvetti, dove si trovano numerose attività petrolifere. Il periodo estivo è quello più critico: ai normali cattivi odori si aggiungono, infatti, le elevate temperature che aumentano le criticità. L'Arpat segnala che "sta proseguendo l'attività di sopralluoghi e verifiche effettuate in sinergia tra i dipartimenti di Pisa e Livorno per verificare lo stato degli impianti e promuovere azioni di miglioramento, anche mediante specifiche prescrizioni negli atti autorizzativi per le aziende interessate".

Un deciso miglioramento è stato registrato nel comune di Vicopisano dove, dalla zona di Lugnano, negli ultimi anni, erano pervenute numerose lamentele per maleodoranze. Al riguardo l'attività di Arpat ha consentito di individuare nell'installazione della Delca Eenergy S.r.l. la causa principale di tali fenomeni.

Zona del Cuoio

"A gennaio e febbraio 2019 - ricostruisce l'Arpat - sono pervenute varie segnalazioni, di cattivi odori, della zona di Ponte a Egola, nel comune di San Miniato. Le verifiche hanno portato ad evidenziare come causa lo spandimento di acque di vegetazione derivanti da spremitura di olive, su terreno agricolo, ad opera di un frantoio della zona. Le maleodoranze segnalate dal Comune di Santa Maria a Monte sono imputabili in gran parte all'impianto a biogas della Prati Bioenergia, dove era stata realizzata una vasca adibita a stoccaggio della sansa dei frantoi oleari. Data la preoccupazione dei cittadini il 14 novembre 2019 il Comune di Santa Maria a Monte ha indetto un incontro pubblico in località San Donato, con Arpat ed Asl, per poter rispondere a dubbi e quesiti dei cittadini. "Arpat - afferma ancora il Responsabile del Dipartimento - ha segnalato alla Regione la necessità di introdurre specifiche nuove prescrizioni per l'impianto per mitigare le maleodoranze che si possono verificare".

Dal comune di Montopoli Valdarno le maggiori maleodoranze lamentate sono riferite all'impianto di depurazione di San Romano, nel comune di San Miniato, Consorzio Cuoiodepur S.p.,A., con un picco nel mese di settembre 2019. Le valutazioni di Arpat hanno evidenziato che "l'evento si è verificato in concomitanza con il riavvio dell'impianto dopo il fermo estivo, a causa di alcuni malfunzionamenti che sono stati relazionati agli enti competenti".

Per quanto riguarda la zona di Castelfranco di Sotto, nel corso degli anni 2018 e 2019, l'Urp di Arpat ha registrato un numero di esposti per cattivi odori nettamente inferiore rispetto al passato. "Il risultato - spiega Arpat - è dovuto agli interventi di adeguamento impiantistico dello stabilimento di trattamento rifiuti liquidi e fangosi, pericolosi e non pericolosi di Via Malpasso, gestito da HerAmbiente (ex Waste Recycling)". Nel dettagli Licitra ricorda che "alla fine del 2018 si sono conclusi gli interventi di adeguamento richiesti dalla Regione Toscana, su indicazione di Arpat, per ridurre i cattivi odori provenienti dallo stabilimento. Tali modifiche, realizzate nel corso di 5 anni, anche se molto impegnative per la società da un punto di vista economico, hanno reso la piattaforma capace di trattare qualsiasi tipologia di rifiuto liquido e fangoso con migliori prestazioni ambientali".

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Per tutti i Comuni del Comprensorio del Cuoio esiste infine anche un'ampia casistica di segnalazioni che non ha trovato un riscontro oggettivo, nonostante le indagini condotte da parte di Arpat, per cui non è stato possibile individuare la sorgente.

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