Covid, il primario Malacarne denuncia (ancora) le criticità: "Mancano i posti letto di terapia intensiva"

Il dottor Malacarne torna a denunciare le difficoltà presenti a Cisanello (e non solo) in questo momento di recrudescenza della pandemia e accusa "chi ha preso decisioni" di aver ignorato le proposte dei primari di Rianimazione

Il reparto di terapia intensiva Covid all'ospedale Santa Chiara allestito a primavera

Dopo la denuncia di 10 giorni fa in cui aveva evidenziato le criticità della situazione ospedaliera a Pisa con l'aumento dei contagi da Coronavirus, il primario di Rianimazione dell'ospedale Cisanello Paolo Malacarne torna, con un post su Facebook, a fare il quadro, drammatico, della gestione dell'emergenza, con letti, non solo ordinari, ma anche di terapia intensiva che vanno praticamente esaurendosi.
"Mancano i posti letto intensivi e sub-intensivi per i malati Covid? Purtroppo sì - esordisce Malacarne nel suo post-sfogo - come era facilmente prevedibile e previsto (almeno da parte di chi giorno e notte ha lavorato e lavora con i malati Covid e ha il polso della situazione), dopo la carenza dei posti letto ordinari (in qualche modo in risoluzione nonostante le lamentele a me poco comprensibili di alcuni sindaci di città dove insistono alcuni 'piccoli ospedali' riconvertiti da 'non Covid' a 'misti') è arrivata la carenza dei posti letto intensivi e sub-intensivi. La percentuale di malati gravi di questa recrudescenza appare minore rispetto a quella di marzo-maggio, ma aumentando il numero totale dei malati, si sapeva che si sarebbe arrivati ad un aumento dei malati intensivi e sub-intensivi (per capirci, quelli col 'casco' o quelli intubati)".

Il dottor Malacarne prosegue spiegando che "nelle ultime 48 ore ho fatto consulenza, tra gli altri, a 4 malati che sono rimasti in P.S. nel mio ospedale infilati nel famoso 'casco da CPAP' per almeno 24 ore prima di trovare un posto letto intensivo-sub-intensivo (i cittadini di Pisa e zone limitrofe dovrebbero non finire mai di ringraziare chi al P.S., medici, infermieri, oss e personale addetto alla sanificazione, li assiste come se fossero già ricoverati in un letto....che però non c’è). Nelle ultime 48 ore a Pisa abbiamo viaggiato costantemente con nessuno o 1 letto intensivo-sub-intensivo libero o liberabile sui 32 disponibili. E domani?" si chiede con preoccupazione il primario di Rianimazione.
"Nel resto della nostra Area Vasta, a quanto mi raccontano occasionalmente i miei colleghi rianimatori, la situazione non è molto diversa. Eppure a fine maggio, i primari di Rianimazione della nostra Area Vasta avevano fornito alle rispettive Direzioni Aziendali un prospetto molto semplice nel quale si specificavano, ospedale per ospedale, quali e quanti letti intensivi/sub-intensivi si sarebbero dovuti aprire in caso di recrudescenza pandemica, incrementando progressivamente il numero con la progressiva saturazione (80%) dei letti utilizzati - spiega ancora Malacarne - ad esempio per l’ospedale di Pisa prevedevamo di aprire letti intensivi/sub-intensivi Covid dapprima a Cisanello fino a 18; successivamente passare a 24 letti a Cisanello e 6 a Santa Chiara, identificata quest’ultima come struttura meno idonea al trattamento dei malati acuti gravi più complessi e più idonea al trattamento dei malati 'ancora ventilati' in fase di 'cronicità'."Con amarezza devo dire che la nostra proposta, almeno qui a Pisa, è stata totalmente ignorata da chi nelle scorse settimane ha preso le decisioni relative a dove e quanti posti letto intensivi e sub-intensivi aprire e con quale personale, decisori tra i quali non ho trovato chi ha effettivamente lavorato a contatto con i malati nella fase di marzo-maggio".

Malacarne spiega poi cosa è necessario per assistere al meglio un paziente: "Un posto letto intensivo o sub-intensivo salva un malato solo se accanto al monitor e al ventilatore ci sono un medico e un infermiere esperti (cioè quelli che già hanno vissuto l’esperienza Covid di marzo-maggio) o meno esperto ma comunque avvezzo alle pratiche anestesiologiche e affiancato da un esperto. E' ovvio che all’aumentare della necessità di posti letto intensivi/sub-intensivi si devono forzatamente ridurre quelle attività non di emergenza-urgenza che vedono quotidianamente impegnati quei medici e quegli infermieri esperti o 'meno esperti ma comunque avvezzi', cioè ridurre le attività chirurgiche di elezione rinviabili".
"E’ tempo di cambiare rapidamente rotta e decidere coinvolgendo in queste decisioni chi ha esperienza di questi malati e ha certamente buone idee e soluzioni da proporre" conclude il primario di Rianimazione dell'ospedale Cisanello.

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