Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Mobilitazione dei dottorandi contro il nuovo regolamento per il dottorato di ricerca dell'Università di Pisa

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Da più di un mese è in discussione negli organi centrali dell'Ateneo pisano il nuovo regolamento per il dottorato di ricerca, resosi necessario dopo l'emanazione del nuovo decreto del ministro Profumo sul dottorato di ricerca.

I dottorandi sono una componente essenziale per il funzionamento dell'Università: sono parte attiva dei progetti di ricerca di interesse nazionale e internazionale, svolgono lezioni, esami e ricevimenti, spesso portano avanti interi laboratori, supervisionano tesi di laurea, organizzano convegni e seminari.

Tuttavia, nonostante il decreto Profumo obblighi il dottorando ad un impegno “esclusivo e a tempo pieno”, nel nostro paese la figura del dottorando è considerata più vicina a quella dello studente che a quella del lavoratore. E mentre in tutta Europa il PhD student è a tutti gli effetti un lavoratore della conoscenza in formazione, come sancito dalla Carta Europea dei Ricercatori, in Italia si verifica la situazione per cui, a parità di mansioni e obblighi, esistono dottorandi con la borsa e dottorandi senza borsa. Lavorano fianco a fianco persone che percepiscono un compenso e persone che non prendono un euro dall'Università, e che anzi pagano salatissime tasse.

In questo mese di discussione sul nuovo regolamento i dottorandi hanno tentato più volte di portare a chi amministra questa università una semplice richiesta: cogliere l'occasione del nuovo regolamento per eliminare questa palese ingiustizia, scegliendo di bandire solo posti di dottorato per i quali è possibile garantire un'adeguata copertura economica. Ma la risposta è stata a dir poco paradossale: invece di riconoscere a tutti i dottorandi un adeguato compenso, il nostro ateneo ha scelto di continuare a bandire posti senza borsa, consentendo però ai non borsisti di poter svolgere altre attività lavorative per mantenersi. Questa scelta, in evidente contraddizione con il decreto ministeriale, fa sorgere qualche ragionevole dubbio che ci sia la volontà di mantenere aperte tutte le possibilità di sfruttamento dei giovani cervelli, i quali poi non avranno nessuna possibilità di continuare la carriera accademica.

La scarsa considerazione verso chi, per tre anni o più, lavora gratis per l'università è resa ancora più evidente da un'ulteriore ingiustizia che l'ateneo ha voluto inserire nel regolamento che sta per essere approvato. Il nuovo decreto ministeriale prevede infatti che i dottorandi abbiano a disposizione ogni anno un fondo personale per svolgere la propria attività di ricerca non inferiore al 10% dell'importo annuale della borsa. Il ministero stesso ha precisato che questa quota deve essere garantita anche ai dottorandi senza borsa: se così non fosse, significherebbe che solo ad alcuni, e non ad altri, sarebbe garantita la possibilità di acquistare libri, partecipare a convegni, acquistare materiali essenziali per lo svolgimento della ricerca. Ma questo ovvio principio di civiltà non è così ovvio per il nostro Ateneo, che invece approva oggi un regolamento che non garantisce affatto lo stanziamento dei fondi per il budget di ricerca personale. Non solo quindi si fa di tutto per continuare ad avere a disposizione dei lavoratori a costo zero, ma si pongono le condizioni per cui ci siano ricerche di serie A e ricerche di serie B.

Per questo, come Assemblea dei dottorandi e degli assegnisti dell'Università di Pisa, denunciamo l'atteggiamento di chiusura dell'amministrazione di questo Ateneo nei confronti della maggior parte  delle proposte di buon senso da noi avanzate e ci impegniamo, dal momento in cui il nuovo regolamento sarà in vigore, a fare quanto nelle nostre possibilità, anche sul piano legale, per impedire che le intollerabili disparità che potrebbero venirsi a creare diventino la norma nel nostro ateneo.

L'Assemblea dei dottorandi e degli assegnisti dell'Università di Pisa

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