Coronavirus, l'ospedale Cisanello si prepara al picco: "E' previsto nel prossimo fine settimana"

Il prof. Forfori, direttore dell'unità operativa Anestesia e Rianimazione Interdipartimentale dell'Aoup, spiega le azioni dell'ospedale per fronteggiare l'emergenza

Foto d'archivio

I dati dei contagi, almeno per quanto riguarda la provincia di Pisa, sembrano dare i primi segni di rallentamento. Non è però così per quanto riguarda l'intera area della Asl Toscana Nord Ovest, dove il numero dei malati continua a crescere ad un ritmo importante. Il tutto in previsione del picco, previsto in Toscana a cavallo del prossimo fine settimana. Ma come si sta preparando l'ospedale della nostra città a far fronte a quello che dovrebbe essere il momento più duro dell'emergenza coronavirus? Ne abbiamo parlato con il prof. Francesco Forfori, direttore dell'unità operativa Anestesia e Rianimazione Interdipartimentale dell'Aoup.

Direttore, quando è previsto il picco? 

"Il picco è previsto tra il 28 marzo e il 1° aprile, anche se è difficile fare previsioni sul lungo termine. In questo momento stiamo notando una lieve flessione dei casi per quanto riguarda l'area pisana, aspetto che invece non notiamo per l'intera area che fa riferimento alla Asl Toscana Nord Ovest".

Come vi state preparando? Quante sono le persone ricoverate?

"Abbiamo dedicato l'intero edificio 30 dell'ospedale di Cisanello alla cura del Covid-19, con una dotazione di circa 150 posti letto. Per quanto riguarda la terapia intensiva attualmente i pazienti ricoverati sono 21: abbiamo ancora 15 posti disponibili, mentre un'altra ventina possono essere prontamente attivati nel giro di 24 ore, in caso di necessità. In totale i posti di terapia intensiva sono quindi 56. Bisogna considerare che i pazienti stazionano in terapia intensiva per un periodo piuttosto lungo, anche di 2/3 settimane: da qui deriva il rischio di carenza di posti.
Sono invece una cinquantina i pazienti ricoverati che non hanno bisogno di terapia intensiva. Abbiamo alcuni posti che possono essere attivati anche all'edificio 13, nel reparto di malattie infettive, per quei pazienti che, pur necessitando dell'assistenza di un respiratore, hanno bisogno di cure meno invasive. Tutto dipenderà dall'evolversi della situazione. C'è anche un piano per recuperare posti letto all'interno del Santa Chiara nel caso ce ne dovesse essere bisogno". 

Qual è l'identikit delle persone ricoverate? 

"Stiamo notando un leggero abbassamento dell'età media dei pazienti, che si sta spostando verso i 65/70 anni. Molti hanno anche altre patologie: principalmente problematiche cardiovascolari, seguite da problemi renali e respiratori. Sono persone che richiedono un grosso impegno da parte degli operatori sanitari, soprattutto dal punto di vista assistenziale. Bisogna considerare che tutte le manovre vengono svolte con i dispositivi individuali di protezione: le tute sono piuttosto pesanti, le maschere si appannano. Insomma è una situazione molto stancante da un punto di vista fisico".

Come è la situazione dal punto di vista del personale e delle strumentazioni?

"Gli strumenti sono adeguati, anche dal punto di vista dei dispositivi di protezione individuale, e il personale sta rispondendo in maniera incondizionata e con grande abnegazione. Dal punto di vista numerico per il momento riusciamo a gestire la situazione. Ci sono comunque delle difficoltà. Dottori e infermieri hanno a che fare con tanti pazienti. Cerchiamo di garantire a tutti il massimo delle cure ma ci rendiamo conto che in alcune circostanze non è possibile garantire la stessa qualità che garantiremmo in condizioni normali. Un altro aspetto da considerare è che i pazienti non hanno contatti con i familiari. Si tratta di una situazione stressante e difficile da gestire anche per infermieri e medici: per questo l'azienda dovrebbe a breve attivare un supporto psicoterapeutico per gli operatori. Abbiamo richiesto che il supporto sia attivato anche per i pazienti".

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"Il mio messaggio è rivolto soprattutto agli operatori ed è quello di prestare la massima attenzione e cura nella protezione individuale. E' fondamentale evitare il contagio. Gli strumenti si possono sostituire, una persona con esperienza no".

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