Uccisione di Idy Diene, presidio a Pisa: 200 in piazza per chiedere giustizia

Dalle ore 16 di mercoledì la comunità senegalese ha manifestato il proprio dolore per la morte del cittadino di Pontedera. Appello alla politica: "Si faccia vera integrazione, non usateci come strumento per i voti"

Solidarietà, ma anche rabbia, perché sembra difficile credere che non ci sia un substrato razziale in quanto accaduto lunedì scorso a Firenze. Si è svolto ieri, 7 marzo alle 16, in Piazza XX Settembre, il presidio "contro ogni razzismo" lanciato da Progetto Rebeldìa, Africa Insieme e l'associazione Senegal Mbolu. I circa 200 intervenuti hanno poi fatto un corteo alle 18 in Corso Italia fino Piazza Vittorio Emanuele. Hanno così voluto denunciare la violenza che ha colpito tutta la comunità senegalese, quando lunedì scorso un 66enne fiorentino ha sparato ed ucciso Idy Diene, 54enne residente a Pontedera. Il 66enne voleva uccidersi dirà poi ai magistrati, pare per problemi economici, poi invece la decisione di colpire qualcuno per finire in galera e non gravare più sulla sua famiglia.

Motivazioni che nulla tolgono alla gravità del gesto, anzi, sarebbero testimonianza di uno sdoganamento della violenza. "Dalle cronache si legge che prima abbia desistito dal colpire una famiglia - dice Fausto Pascaldi di Rebeldìa - poi quando ha visto Idy ha sparato. Quantomeno a livello incoscio il 'nero' deve essergli apparso sacrificabile". Per l'associazione "si tratta di un episodio di aberrante violenza che racconta quanto le barbarie del razzismo e dell'intolleranza abbiano pervaso la società in cui viviamo". E questo deriva dalle politiche degli ultimi anni, "dalla Bossi-Fini, che passa il messaggio dell'essere clandestino, illegale a prescindere, alla mancanza dello Ius Soli, fino ai Daspo Urbani". "Ulteriore prova - aggiunge Fausto - le parole del sindaco Nardella, che dopo quanto accaduto condanna la rottura di alcune fioriere nella protesta dei senegalesi: un ribaltamento della prospettiva che va contrastato".

In tanti hanno dimostrato vicinanza alla famiglia di Idy Diene, come il presidente dell'associazione venditori Senegal Mbollo Abdou Faye. "E' difficile parlare, abbiamo tanto dolore nel cuore". Poi il richiamo alla responsabilità della politica: "Siamo quasi in 200 in associazione, siamo nati per favorire l'integrazione. C'è gente che vive qua da 10-20 anni, siamo di fatto italiani. La politica usa parole sbagliate, mette gli italiani contro di noi per avere voti e non va bene. Siamo tutti uguali, vogliamo tutti la pace, vivere secondo le regole. Non voglio nemmeno usare quella parola (razzismo, ndr), ma esiste. Tutti lo vedono. Dico la verità, abbiamo un po' paura, ma il discorso è sempre lo stesso: vogliamo integrazione vera, non parole in televisione. Quindi permessi di soggiorno senza mille impedimenti, per lavorare: si dice da anni ma non è stato mai fatto nulla".

Dagli interventi al microfono emergono le varie spinte dell'indignazione. Dai chi denuncia che "le leggi italiane sono fatte per gli italiani, quando viene ucciso un nero non ne parla nessuno" a chi richiama alla responsabilità: "Siamo come ambasciatori della nostra gente, se sbaglia uno, pagano tutti. Spetta a noi rispettare le regole, capire come stringere la mani a chi vive qua. Quindi comportatevi bene". Aspetti che sono riuniti nell'identità della comunità, che chiede dignità e lavoro: "Italiani, se ci vedete fare gli ambulanti non vuol dire che ci piace, lo facciamo per lavorare. Lavoriamo, e se poi ci levano il permesso di soggiorno non possiamo più farlo. Ed è come se ci uccidessero".

"L'omicidio di Idy è stato un attacco terroristico - ha affermato con forza Sergio Bontempelli di Africa Insieme - quando viene colpita una persona 'bianca' si condanna, quando tocca a un 'nero' si sentono tanti 'però', e io non voglio sentirli più. Il razzismo in Italia è questo. Dire 'forse non era razzista'... ma perché, che doveva fare di più? E' il 'non sono razzista, ma' il problema, che si sente sempre più spesso. A fatti gravi come questo si deve rispondere senza alcun 'ma'". Per sabato 10 marzo è stata lanciata una nuova manifestazione a Firenze.

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