Spese in bici, associazioni di categoria rispondono a Fiab: "Istanze dei commercianti legittime"

Dopo l'accusa di incoerenza sul progetto 'Bike to shop', Confcommercio e Confesercenti rispondono all'associazione ambientalista

E' ormai uno strappo quello che si è concretizzato fra Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) e Confcommercio-Confesercenti. L'associazione aveva recentemente espresso il proprio disappunto verso le associazioni di categoria, accusandole di incoerenza sul progetto 'Bike to shop'. La risposta dei due enti arriva a certificare l'attuale distanza: "Ci dispiace per l'entusiasmo scemato - dicono il direttore Confcommercio Federico Pieragnoli ed il responsabile area pisana Simone Romoli di Confesercenti - ma se c'è qualcuno che dimostra una clamorosa incoerenza questa è proprio Fiab. E' davvero curioso essere additati del tutto gratuitamente solo perché secondo la Fiab ci permettiamo di rappresentare le legittime e concrete istanze di commercianti e imprenditori o addirittura perché ci arroghiamo la pretesa di immaginare, senza integralismi di sorta, una città in cui sia possibile contemperare esigenze e interessi differenti. Scrivere come fanno quelli di Fiab che le nostre logiche sono cambiate significa non conoscere nulla non solo di chi rappresentiamo, ma neppure della città in cui loro stessi vivono e lavorano".

Se Fiab vuole un impegno nel ridotto uso dell'auto, le associazioni di categoria credono che "consentire parziali accessi in centro attraverso una Ztl unica in Italia, agevolare un adeguato piano di soste e parcheggi per sostenere il commercio cittadino nel periodo natalizio, o approvare non tanto la rimozione delle rastrelliere quanto il loro spostamento di qualche decina di metri ai fini di un progetto di riqualificazione, sono istanze del tutto legittime, che non intaccano in nulla, almeno secondo la logica più elementare, la bontà di un progetto come 'Bike to shop' e l'opportunità di incrementare la propensione alla spesa grazie al maggior uso della bicicletta".

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"Evidentemente quelli di Fiab - concludono i commercianti - hanno una logica diversa e di colpo scoprono che il progetto non va più bene e che è svuotato di significato. Nulla di male se hanno cambiato idea, ce ne faremo una ragione, ma assolutamente scorretto e per certi versi paradossale accusare proprio noi di incoerenza. E' certo però che una città non migliora se le idee si trasformano in ideologia e il confronto tra punti di vista differenti addirittura inammissibile".

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