Venerdì, 17 Settembre 2021
Politica

Riordino province, il Cal presenta due proposte: "Altri criteri per Pisa"

Per evitare divisioni interne e campanilismi il Consiglio delle autonomie toscane ha deciso di non votare un'unica ipotesi sul riordino delle Province ma di inviare due documenti al Consiglio regionale

Martedì pomeriggio, dopo una  lunga riunione del Cal, il Consiglio delle autonomie ha deciso di non votare un'unica ipotesi sul riordino delle Province ma di inviare due documenti distinti al Consiglio regionale. "Sarà poi la Regione - è stato spiegato - a presentare una sua proposta al Governo".

Il primo documento, redatto dal presidente del Cal e sindaco di Pisa Marco Filippeschi, prevede l'istituzione della Città metropolitana di Firenze e di 4 province: Arezzo (se il Governo accetterà come valido il parametro della popolazione residente e non quella in base al censimento), Prato-Pistoia (in deroga alla legge nazionale), Siena-Grosseto, e un'area vasta della costa che comprenda Pisa-Livorno-Massa-Lucca.

Il secondo documento, dell'Unione delle province (Upi), prevede invece la Città metropolitana più 5 province, e differisce dal primo solo per quanto riguarda la ripartizione della costa che verrebbe suddivisa in due realtà: Pisa-Livorno e Massa-Lucca. La decisione di presentare due documenti è stata approvata all'unanimità dal Cal ma i rappresentanti di Siena non hanno partecipato al voto in quanto "non sono state accolte le istanze del territorio senese".

Ieri il Comitato per Pisa capoluogo di provincia, che raccoglie decine di associazioni pisane e centinaia di cittadini, ha rivolto un appello a politici e amministratori pisani: "Politici e amministratori chiedano un criterio di compensazione per salvare la provincia di Pisa - affermano dal Comitato -  alla quale mancano solo 56 km quadrati di territorio (il 2% in meno rispetto al parametro di legge) ma, con la sua popolazione di 417 mila abitanti supera del 19% il parametro sulla popolazione. Il Cal toscano, non è stato in grado di formulare un'ipotesi di riordino".

Il comitato pisano inoltre cita anche i casi delle province di Arezzo e Siena (quest'ultima con la mobilitazione di 35 sindaci su 36) e fa appello ai 39 sindaci della provincia di Pisa, affinché si esprimano a favore di questa idea di compensazione e della conservazione di Pisa come capoluogo, così come è stato fatto per Siena: "Questa potrebbe essere un'ulteriore dimostrazione di chiarezza nei confronti degli oltre 400 mila abitanti - concludono dal Comitato - che pretendono che i loro sindaci si esprimano sul loro legame alla città di Pisa; se così non fosse escano allo scoperto e si sottopongano al giudizio politico dei cittadini".

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