Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Fatto di droga e alcol ha sparato in faccia alla "brava ragazza": la confessione dell'assassino di Khrystyna

Francesco Lupino ha raccontato agli inquirenti la sua versione dei fatti, una volta crollato dopo 9 ore di interrogatorio

Un momento di confronto con l'avvocato, poi la volontà di fare una dichiarazione non prevista. "Sono stato io, sono stato io. L'ho uccisa io". Poi il pianto. E' crollato così il 50enne Francesco Lupino, che dopo 9 ore di interrogatorio ieri 17 giugno alla fine ha ammesso la propria responsabilità per l'omicidio di Khrystyna Novak. Le indagini proseguiranno per verificare ulteriormente le dichiarazioni rese dall'indagato, che però ha fornito una "ampia, seppur tardiva, collaborazione" alla finale ricostruzione di quanto avvenuto in quei primi tragici giorni dello scorso novembre. Ad esporre in conferenza stampa stamani, 18 giugno, le ultime scoperte sul caso, sul movente, sulla dinamica dell'assassinio e l'occultamento del cadavere, è stato il dirigente della Squadra Mobile della Polizia di Stato Fabrizio Valerio Nocita, che si è occupato anche dell'interrogatorio disposto e condotto dal Sostituto Procuratore Egidio Celano.

"A portare alla finale confessione l'indagato - ha raccontato Nocita - è stato il rivivere il film di quanto accaduto". A mettere alle strette Lupino sono stati elementi già noti, come i riscontri sugli spostamenti fatti da lui a bordo del suo suv Freemont in possesso del cellulare della Novak, ma anche nuove prove raccolte recentemente: "Lunedì scorso la Scientifica di Roma ha riscontrato nel bagagliaio dell'auto tracce luminescenti compatibili con del sangue". Meno di un mese fa, sempre ad Orentano a circa un paio di chilometri dall'abitazione luogo del delitto, era stato ritrovato il corpo della 29enne. Per la morfologia del luogo sarebbe stato impossibile far sparire tutto muovendosi solo a piedi. Le ipotesi degli investigatori, sempre più circostanziate, hanno infine trovato sostanziali conferme nel racconto del reo confesso: dal giorno e l'ora dell'omicidio, fino al tentativo di farla franca facendo sparire le prove. "Si è assunto tutta la responsabilità del fatto - ha detto Nocita - appare confermato che non ci siano complici".

"L'indagato ha detto che non voleva ucciderla - ha proseguito il dirigente della Mobile, parlando del movente e del momento dell'omicidio - Lupino ha detto che era una brava ragazza, che non c'entrava niente". La mattina del primo novembre, dopo l'arresto del compagno della Novak avvenuto il giorno prima, Lupino era andato a casa da lei per un confronto, ben sapendo che a fare la soffiata ai danni del fidanzato era stato lui. La Novak lo aveva liquidato. Il 2 novembre, intorno alle 10.30, Lupino è tornato. Dei traffici di droga e armi fra i due Khrystyna era a conoscenza ed era contraria. Il confronto si è così riproposto: "Lei era appena dentro casa, lui sulla soglia. Da quanto ci ha raccontato Lupino lei gli ha detto che avrebbe raccontato tutto, non solo degli illeciti ma anche di tradimenti che lui avrebbe fatto verso la moglie".

E' il momento della tragedia: "Alle parole della Novak - ha riportato Nocita - l'indagato ha reagito tirando fuori la pistola tenuta infilata dietro la schiena ed ha sparato all'altezza dell'occhio destro della vittima. Il proiettile ha trapassato il cranio ed ha rimbalzato sul muro, lasciando un frammento che poi abbiamo ritrovato. Lei è caduta esanime. Lupino ha detto di aver assunto droga e di aver bevuto prima dell'incontro e che se fosse stato in condizioni normali, non così alterato, tutto questo non sarebbe successo". Fra gli elementi contestati c'è anche la compatibilità chimica del frammento recuperato nel muro con il proiettile che Lupino aveva esploso contro il cane del compagno della Novak l'estate scorsa. Secondo le testimonianze raccolte durante l'indagine "Lupino abitualmente girava armato - chiude il quadro Nocita - capitava anche che per diletto sparasse a bersagli in giardino. Abbiamo riscontri anche sulla sua condizione di dipendenza da stupefacenti e di frequente assunzione di alcol, anche in orario mattutino. La pistola era detenuta illegalmente, le armi erano una parte degli investimenti fatti coi proventi dei traffici di droga".

nocita dirigente squadra mobile polizia pisaLa confessione quindi, seppure giunta quando ormai molti indizi erano univoci nei confronti dell'indagato, ha meglio definito i contorni della vicenda. "Seppure dice di averci pensato spesso a costituirsi - aggiunge Nocita - Lupino dice di non aver collaborato prima perché era preoccupato per ciò che avrebbero pensato di lui i suoi figli". Oltre a ripercorrere quei giorni, l'indagato ha cercato di far ritrovare diversi corpi di reato. Fra questi c'è il bossolo esploso: "Lo abbiamo recuperato dove ha indicato Lupino, cioè conficcato in una guaina di catrame della cabina elettrica di via delle Fontine, sempre a Orentano". Resta da trovare la pistola: "Quella trovata risale alla prima guerra mondiale. L'arma del delitto è stata buttata in un canale nella zona indutriale di Porcari, provincia di Lucca, che al momento dei fatti aveva una corrente tale che crediamo l'abbia trascinata via".

La ricostruzione complessiva quindi, al vaglio della magistratura, sarà quella di un omicidio volontario, con da verificare i tratti della premeditazione. "Lupino dice di non averci pensato, ha sparato perché ha perso la testa" riferisce de relato ancora Nocita. Il tentativo di nascondere le prove è avvenuto nei giorni seguenti l'omicidio: "Dopo lo sparo Lupino è fuggito, lasciando per 24 ore il cadavere in casa. E' tornato il giorno dopo per portarlo fuori e pulire il sangue. Ha avvolto il corpo in un grosso telo verde e raccolto l'ogiva del proiettile. Il suo alibi era di essere a fare un tatuaggio presso un cliente, attività che è stata in realtà portata avanti nella mattina del 3 novembre solo dalla compagna". Nel dettaglio "ha trascinato il corpo nel telo per un centinaio di metri in giardino, fino al canale per l'irrigazione. Dopo è tornato con l'auto per il trasporto nel luogo del ritrovamento. Qua ha usato materiali di rifiuto presenti sul posto per nasconderlo. L'ogiva e la pistola, così come i vestiti indossati, sono stati buttati in varie parti del tragitto". I cellulari della Novak e l'ogiva del proiettile non sono stati trovati, seppure Lupino ha indicato i luoghi dove li ha gettati. 

"Chi ha sentito o sa qualcosa, ora parli" è l'appello finale del dirigente della Squadra Mobile, che definisce "singolare" la mancanza di testimonianze sul rumore dello sparo, avvenuto nella mattinata del 2 novembre in una zona comunque abitata da decine di persone. 

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