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Cronaca

Piattaforma Europa, le associazioni di Pisa e Livorno: "Venga promosso uno studio indipendente"

La Città Ecologica di Pisa e Italia Nostra di Livorno mettono in guardia contro i possibili danni ambientali del mega ampliamento del porto labronico

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

La Piattaforma Europa, prevista dal Piano Regolatore Portuale di Livorno, prevede un’enorme espansione del Porto verso mare e verso nord. La fase 3 del progetto prevede un molo nord quasi in linea con l’attuale foce armata sud dello Scolmatore che si estende in mare per circa 3100metri! Come estensione superficiale molto più di un raddoppio del porto attuale, che come si è soliti fare per le discariche, si fa al confine col Comune vicino. Il motivo è rendere il porto capace di ricevere anche navi passeggeri e soprattutto portacontainers di ultima generazioni: navi in prospettiva di oltre 400m di lunghezza, che trasportano fino a 30.000 container e necessitano di fondali di 20m ed oltre. Di fatto sono dei grattacieli galleggianti, di altezza, a pieno carico, di quasi 60m. Si dice che questa è la tendenza del traffico navale e occorre attrezzarsi. Quello che non è ragionevole è che non ci sia a livello nazionale una precisa programmazione dei porti: non è possibile che tutti vogliano fondali a 18-20 metri dal momento che non ovunque è possibile realizzarli. La stessa Corte dei Conti Europea nella sua Relazione speciale 2016 sul trasporto marittimo dell’UE rileva che molti investimenti risultano inefficaci e insostenibili. In particolare analizza i Porti sulla costa nordoccidentale italiana (Genova, La Spezia, Livorno e Savona) e rileva che “tutti i quattro porti hanno investimenti programmati o in corso per aumentare del 50 % (ossia di altri 1.800.000 TEU=Container) la loro capacità”. Tutti questi porti sono in competizione tra loro per lo stesso entroterra e tutti prevedono enormi investimenti, per lo più pubblici, per farsi concorrenza tra loro e distruggendo risorse ambientali di tutti. Sono opere dalla durata secolare che presumono immutabile l'attuale assetto produttivo con la Cina manifattura del mondo. Ci sono segnali nella direzione opposta, nel ritorno di parte della manifattura in occidente. Anche per questo non vanno realizzate strutture portuali sovradimensionate basate su previsioni di grandi incrementi di traffico. L'Europa già ora è piena di porti inutilizzati ma costati moltissimo alla collettività, non solo in termini economici. Per il progetto Piattaforma Europa, nella sola prima fase, sarebbero necessarie circa 2,5 milioni di tonnellate tra pietre e massi, calcestruzzo per 150 tonnellate, 4 milioni di tonnellate di acciaio, occorrerebbe scavare oltre 13 milioni di metri cubi di sedimenti, una parte contaminati da pericolosi inquinanti. Sarebbero emesse quantità enormi di gas clima-alteranti e consumate grandi quantità di energia per la sola realizzazione della prima fase. Si prevede di fare il tutto di fronte alle Secche della Meloria, la cui perimetrazione comincia a poco più di 3km dalla costa, su fondali che in molte aree hanno ora una profondità di 5-6m come le carte nautiche attestano. I fondali della stessa Area Marina Protetta, affidata all’Ente Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli non porranno che venirne compromessi e con essi le praterie di Posidonia oceanica presenti. Inoltre a circa 2 km dalla costa è stato nel 2020 istituito il Sito di Interesse Comunitario di “Tutela del Tursiops truncatus” (delfino costiero). Ricade nell’area oggetto d’intervento anche il Santuario Pelagos per la protezione dei mammiferi marini nel Mediterraneo una vasta area marina protetta compresa nel territorio francese, monegasco e italiano. Insomma proprio l’area costiera più adatta per realizzare canali profondi circa 20m per grattacieli naviganti e moli aggettanti per oltre 3km, con un impatto notevole sul paesaggio del litorale Molte altre sono le criticità ambientali di un tale progetto monstre. Qui vogliamo affrontare ancora solo quello dell’erosione del litorale a nord dell’intervento, dalla foce dello Scolmatore alla Foce dell’Arno. Riportiamo quello che è scritto nell’Elaborato G001 del Progetto Preliminare dell’Opera: “Il litorale che si estende da Tirrenia allo Scolmatore d’Arno era caratterizzato negli anni passati da una relativa stabilità, ma recentemente si è manifestato un processo erosivo che è stato messo in relazione con la costruzione già della prima vasca di colmata del porto di Livorno. Questa indurrebbe una riflessione delle onde verso nord che sposterebbe un punto di convergenza del flusso sedimentario prima posto proprio al Calambrone. Questa erosione”… “risulta ben evidente nel confronto fra le linee di riva del 1984 e del 2005, con perdite di arenile comprese fra i 20 e i 45 m”. Quindi si afferma che la sola realizzazione della prima vasca di colmata del porto, vasca che aggetta in mare circa 400m avrebbe provocato quell’arretramento dell’arenile ma poi, certo con calcoli molto sofisticati, si conclude che il molo nord della prima fase del progetto (ché l’effetto del molo di 3100m previsto dalla terza fase non è stato ancora studiato) che aggetta in mare per altri 2200m oltre la vasca di colmata provocherebbe effetti lievi sulla linea di costa, giusto per i primi 3,5km a Nord dallo Scolmatore, con accumulo di sedimenti sulla foce dello Scolmatore e lieve erosione a Nord. A conclusioni analoghe giunge lo studio commissionato dal Comune di Pisa.

Le Associazioni ambientaliste firmatarie temono che gli effetti sulla costa pisana possano essere ben più gravi fino a essere catastrofici, soprattutto se sommati agli effetti dei cambiamenti climatici con l’aumento di fenomeni atmosferici estremi e l’innalzamento del livello del mare. C’è inoltre almeno un aspetto a nostro avviso sottovalutato. La diga foranea a nord, lunga 2200m (fase 1) e 3100m (fase 3) e orientata a Sud-Ovest, potrebbe riflettere le onde di Ponente e di Maestrale, determinando una concentrazione di energia e un aumento del livello del mare in corrispondenza della foce dello Scolmatore, che ha già una forma ad imbuto. Non è possibile escludere che ci possano essere difficoltà nello smaltimento delle piene e quindi il rischio di alluvione per impossibilità del canale a svolgere la funzione che gli è propria. Le Associazioni ambientaliste firmatarie chiedono che per sgombrare il campo almeno da tutti i dubbi su erosione e rischio alluvionale venga promosso uno studio indipendente, condotto da esperti di livello internazionale, che abbiano a disposizione fondi dello stesso ordine di grandezza di quelli utilizzati per il progetto, fondi messi a disposizione dall'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, soggetto che promuove l'ampliamento.

La Città Ecologica Pisa
Italia Nostra Livorno

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