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Sequestro ex Colorificio, il Municipio non si arrende: "Questo è solo l'inizio"

Mentre gli avvocati difensori auspicano magari un ripensamento da parte della proprietà dello stabile di via Montelungo, gli attivisti del Municipio dei Beni Comuni chiamano in causa un'amministrazione comunale accusata di essere rimasta a guardare

"Prendiamo atto della decisione del tribunale, che ha ritenuto di non condividere le sollecitazioni che un ampio dibattito a livello nazionale, a partire dalla Commissione Rodotà, sta portando avanti sul tema della proprietà privata e sul suo ruolo nel nostro ordinamento costituzionale, così come delle sue ricadute sul sistema penale. A questo punto sarà la Corte di cassazione, in sede di impugnazione, a dover prendere posizione sui questi temi fondamentali. Auspichiamo comunque che l'esperienza dell'ex Colorificio possa non concludersi, anche attraverso un ripensamento da parte della proprietà". Questo il commento degli avvocati difensori del Municipio dei Beni Comuni, Ezio Menzione e Tiziano Checcoli, dopo la sentenza del tribunale che ha deciso per il sequestro dell'edificio di via Montelungo di proprietà della J Colors, decisione che ha deluso le aspettative di chi in questi mesi di occupazione ha lavorato all'interno dell'ex Colorificio per trasformarlo in un luogo di socialità.

"Si è così preferito restituire all’abbandono e al degrado un luogo a cui il lavoro di tante persone aveva dato nuova vita - affermano dal Municipio dei Beni Comuni - si è preferito ridare il giocattolo rotto a un’azienda che ha dimostrato in tutti i modi di non sapere che farsene, invece di lasciare che con quei pezzi la città di Pisa costruisse qualcosa di nuovo. Si è preferito interpretare le leggi dando voce agli sterili interessi della proprietà privata anziché rispondere al dettato costituzionale e al bene comune. A nulla sono valsi in sede processuale gli appelli di Paolo Maddalena e Stefano Rodotà. A nulla le cinquemila firme in difesa dell’ex Colorificio. A nulla è valso l’impegno delle tante persone che hanno costruito mille e mille attività all’ex Colorificio. Ancora una volta nel nostro paese e nella nostra città la speculazione, l’egoismo, la miopia della proprietà fine a se stessa ha vinto una battaglia. Il silenzio colpevole dell’amministrazione comunale che avrebbe dovuto sostenere in tutti i modi gli interessi della città, difendendo una realtà che produce vera ricchezza come l’ex Colorificio liberato, si è così fatto portavoce di chi ha depauperato il territorio pisano, chiudendo una fabbrica e licenziando gli operai".

"Continuiamo a sperare, ancora una volta, che l’esistenza del Colorificio non sia rimessa a uno solo di due pareri legali differenti - proseguono gli attivisti - ma che sia l’amministrazione comunale a intervenire nell’interesse della collettività. Se mai volesse occuparsi della città, questo è il momento di farlo. L’ex Colorificio comunque non si arrende. La città di Pisa non si arrende. La nostra costituzione è molto chiara: la proprietà privata non ha poteri illimitati e deve esercitare una funzione sociale, altrimenti non può e non deve essere difesa. Ma non è questo il caso: la famiglia Junghanns, lo ripetiamo, ha mostrato solo interessi speculativi. Ma noi non crediamo al destino. Noi crediamo che le cose possano cambiare. Che debbano cambiare. Noi crediamo che in un momento di crisi drammatica com’è quello in cui viviamo vadano fatte delle scelte giuste. E la scelta giusta è il bene comune - concludono - un bene che noi abbiamo difeso e continueremo a difendere. Sempre. Questo è solo l’inizio".

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