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Zona rossa a Natale, i ristoratori pisani tra rassegnazione e timori

La stretta durante le Feste è sempre più certa: tra prenotazioni da cancellare e un futuro incertissimo, la ristorazione pisana segna il passo con una crisi economica senza precedenti

Rassegnazione, ansia e frustrazione: sono i sentimenti che accomunano i ristoratori pisani a poche ore dell'entrata in vigore delle nuove norme che regoleranno i giorni delle Feste in Italia. Dapprima il 'balletto' dei colori, con la Toscana inchiodata all'arancione nonostante i ripetuti appelli del governatore Giani, di una corposa maggioranza degli esponenti politici locali e di tutte le associazioni di categoria degli imprenditori, pronti a rialzare le saracinesche per prendere una piccola boccata di ossigeno prima di Natale.
Poi la mazzata della presa di posizione netta del Governo, di fatto un perfetto dietrofront rispetto a quanto affermato fino a qualche settimana fa, nei confronti delle possibili aperture durante le festività natalizie. "Ad essere onesti, non è una notizia che Roma abbia fatto tanti passi indietro e stia decidendo di chiudere tutto dal 24 dicembre" ammette con amarezza Daniela Petraglia, titolare del ristorante La Pergoletta e presidente di Confristoranti per la Confcommercio Provincia di Pisa. "Come tutto il resto della popolazione - prosegue - siamo in attesa di notizie ufficiali per poterci organizzare in modo definitivo".

E' proprio la disorganizzazione, percepita quotidianamente ormai da molti mesi, l'aspetto che più manda in confusione gli operatori della ristorazione pisana. Come conferma anche Federico Benacquista, titolare dell'Osteria Anita e responsabile Confesercenti dei pubblici esercizi del centro storico: "Ci sono diverse prenotazioni di famiglie che avrebbero intenzione di trascorrere uno dei giorni di festa al ristorante. Purtroppo non possiamo ancora comunicare loro niente di certo". Un'incertezza che si traduce in scarsa fiducia anche per il futuro meno prossimo: anche l'inizio del 2021, secondo i ristoratori, sarà un periodo molto duro per il loro settore.
"La crisi economica deve ancora raggiungere il massimo picco - commenta Petraglia - probabilmente con i primi mesi del prossimo anno l'emergenza sanitaria si avvierà verso la conclusione. E' quello che tutti ci auguriamo grazie ai progressi della ricerca medica. L'economia però ci metterà molto di più a rialzarsi: se il Governo non si decide a mettere da parte la politica e calarsi nelle difficoltà quotidiane dei suoi concittadini, si conteranno decine di migliaia di attività fallite". La responsabile di Confcommercio tira dritto sulle mancanze della classe politica, spiegando: "I ristori sono calcolati su riferimenti totalmente sballati, senza considerare che tanti esercizi commerciali non li hanno ancora incassati".
"Inoltre - continua Petraglia - dal Governo sono arrivati messaggi contrastanti. Per il nostro settore sono stati predisposte, mesi fa, istruzioni chiare per lavorare evitando il contagio. Poi però siamo stati incolpati di essere tra i principali vettori del contagio, nonostante i dati accertati raccontino tutt'altro. Ultimamente si è fatto di tutto per incentivare l'acquisto nei negozi di quartiere, salvo poi allarmarsi per la gente scesa in strada per rispondere a questo appello. La confusione e l'improvvisazione regnano sovrane: manca una linea guida precisa, condivisibile o meno che sia".

Federico Benacquista porta il suo esempio personale per sottolineare quanto le misure messe in campo dal Governo siano in contrasto con la realtà dei fatti. "Ieri, dopo aver raccolto tutti gli incartamenti necessari per il fondo per la filiera della ristorazione erogato dal Ministero delle Politiche agricole, mi sono recato alle Poste per inoltrare la domanda. Sono stato quasi due ore in fila, assiepato davanti all'ufficio con almeno trenta persone insieme a me. Possibile che non ci sia altro modo per presentare la richiesta?".

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