In presidio per l'edicola rimossa: "Rivogliamo il simbolo della lotta alla mafia"

Non si placano le polemiche sulla rimozione della struttura simbolo. Libera torna a chiedere un incontro con il Comune

Il presidio sabato in Borgo Stretto (foto Matteo Trapani/Facebook)

Presidio nel pomeriggio di sabato, 4 gennaio, in Borgo Stretto, proprio nel punto in cui fino a pochi giorni fa sorgeva l'edicola confiscata alla mafia, un simbolo della lotta contro la malavita che è stata rimossa dopo Capodanno dall'amministrazione comunale. Un gesto che ha sollevato un vespaio di polemiche e decise prese di posizione tra chi è contro il gesto di Palazzo Gambacorti e chi invece lo condivide, in primis le associazioni di categoria dei commercianti.
Al presidio di chi si oppone fermamente alla decisione del Comune di togliere la struttura simbolo hanno partecipato tra gli altri i consiglieri comunali del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle, il consigliere regionale Pd Andrea Pieroni e la consigliera regionale del M5S Irene Galletti.

"Un bene confiscato alla mafia non è un oggetto qualsiasi. L'edicola tornò alla legalità dopo un'operazione antimafia che interessò Pisa nel 2013 e nel 2014 fu inaugurata alla presenza di Don Ciotti. Perché sì, la criminalità organizzata si infiltra anche qui. E allora ogni azione che si vuole compiere su un bene del genere dovrebbe passare prima da un confronto costruttivo. Non si può pensare che sia un manufatto come un altro da rimuovere in una notte. Per questo ero a manifestare in Borgo Stretto" sottolinea l'ex presidente della Provincia Pieroni.

"Oggi abbiamo deciso di ritrovarci dove prima c'era uno dei simboli della lotta alla mafia - fa eco il consigliere comunale Pd Matteo Trapani - lo abbiamo fatto perché crediamo che serva chiedere con forza che questa amministrazione ci dica dove vuole ricollocare quel bene e quale utilità sociale assegnargli. Per continuare a dare corpo e gambe alle battaglie, per dare una risposta ad alcune istanze sociali, quello spazio deve essere un luogo di vita e memoria che unisca progetti sociali, associazioni e università. Che unisca una comunità e non che provi a bendarla in una notte di gennaio".

"I rappresentanti leghisti si nascondono dietro al dito del decoro e dell'abbandono, ma il fatto che questa fosse chiusa ed inutilizzata è un'aggravante per l'amministrazione pisana, vuol dire che non si è lavorato per restituire il bene alla comunità ma piuttosto alla sua demolizione. Un'abdicazione all'impegno pubblico contro le mafie che la Giunta Conti ha risolto con l'eliminazione furtiva del simbolo e della testimonianza senza nessun progetto - interviene Matteo Cecchelli, consigliere comunale di San Giuliano Terme e neo membro dell'assemblea nazionale di Avviso Pubblico - c'è chi propone una 'targhetta' nascosta in qualche angolo per ricordare l'edicola ma questo è il miglior modo per scordarla. Cosa sarebbe della lotta alla mafia se al posto di ogni bene confiscato si mettesse solo una 'targhetta'? Il modello funziona solo con la restituzione di quei beni alla collettività, in molti posti d'Italia questi beni producono reddito e cultura restando a testimonianza dell'impegno dello stato e della collettività contro le organizzazioni mafiose".

"Nel febbraio 2012, in questa città, è stata scritta la 'Carta di Pisa', il codice etico per promuovere la cultura della legalità e della trasparenza negli enti locali predisposto da 'Avviso Pubblico'. Oggi questa carta, integrata ed adeguata alle nuove normative antimafia, è divenuta la 'Carta di Avviso Pubblico' - prosegue Cecchelli - la Carta impegna gli amministratori 'ad esercitare la funzione pubblica che gli è stata affidata con diligenza, lealtà, integrità, trasparenza, correttezza, obiettività e imparzialità, impegnandosi ad esercitare il suo mandato evitando situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all’immagine dell’Amministrazione'". “Il Comune di Pisa è tra gli enti locali che aderiscono ad Avviso Pubblico - conclude Cecchelli - sono quantomeno sconcertanti le modalità utilizzate dalla Giunta pisana. Sicuramente non ha agito con trasparenza e correttezza, non si è confrontata con le associazioni e con il Consiglio Comunale. E’ necessario che si faccia un passo indietro su questa scelta, Pisa non merita un tale affronto”.

"Ringraziamo i tanti, tantissimi che si sono espressi sulla questione edicola. E' importante per noi capire la percezione della situazione da parte della cittadinanza su una questione che sentiamo 'nostra' e a cui siamo affezionati, ma che, secondo il progetto in cui abbiamo creduto fino in fondo, doveva diventare una questione comune, uno spazio non 'di Libera' ma 'di tutti' - affermano da Libera Pisa - che l’edicola fosse chiusa, inattiva e rugginosa era evidente, e non è certo la contestazione di questo ciò che muove la nostra protesta. Ma la ruggine si può togliere, una saracinesca abbassata si può riaprire: l’edicola non era morta, l’edicola era ancora viva perché era ed è ancora vivo il suo potente significato. Tutti gli sforzi fatti per trovare un progetto condiviso che la rendesse di nuovo aperta erano volti a ridare alla comunità un luogo che non fosse solo un simbolo, al pari di una targa o di una statua, ma che fosse anche ricco di vita. I disegni e le proposte dei ragazzi erano il primo passo in questa direzione: dove sono finiti adesso? - si chiedono dall'associazione - che valore educativo ha avuto farli credere in una possibilità di rinascita quando il destino era già stato deciso sottobanco da tempo? Siamo fermamente convinti che sia stato giusto puntare sul dialogo. Magari avremmo comunque perso. Così però siamo stati resi muti, occultando l'edicola come un cadavere nottetempo". Da Libera ricordano infine le loro richieste, ovvero sapere dove si trova l’edicola; riavere le letterine, i disegni e i progetti dei bambini che abbellivano l’edicola e organizzare un incontro pubblico con l’amministrazione comunale.

Nella foto il presidio sabato in Borgo Stretto (Matteo Trapani/Facebook)

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